Economia

Prestarsi i soldi su Internet. Addio banche, rischi e vantaggi

Prestarsi i soldi su Internet. Addio banche, rischi e vantaggi

Prestarsi i soldi su Internet. Addio banche, rischi e vantaggi (foto Ansa)

ROMA – Prestarsi i soldi su Internet. Hai diecimila euro o qualcosa in più? Vuoi investirli, guadagnarci qualcosa? Sei disposti a prestarli? Di solito vai in una banca e di fatto li presti ad un Fondo di investimento azionario e/o obbligazionario. O li presti in qualunque forma alla banca stessa. Bene, ora puoi dire addio alla banca, saltarla. In Usa lo fanno alla grande. E ora anche in Cina, India, Gran Bretagna, paesi Baltici. Un po’ meno alla grande ma lo fanno anche lì. Più in piccolo lo fanno anche in Francia e Germania, perfino un po’, solo un po’ in Italia.

Cosa fanno, cosa si può fare? Prestarsi i soldi su Internet appunto. I famosi diecimila euro o quel che sia non li porti in banca. Li immetti, li rendi disponibili su una piattaforma di prestiti privato-privato. Resa disponibile la somma, un algoritmo (e chi altrimenti?) mette in moto e governa un sistema di aste. Vanno all’asta i tuoi diecimila. E se li prende in prestito chi offre di più, l’algoritmo lo sa chi. Assegnati al vincitore d’asta i diecimila tu che li hai prestati incasserai dal debitore più interessi di quanti ne avresti presi se fossi passato per una banca o affini (non paghi intermediazione se non minima) e il debitore per lo stesso motivo paga meno interessi sul prestito.

Tutti contenti, se non la cuccagna almeno l’uovo di Colombo della finanza prestarsi da privato a privato su Internet? In Usa va alla grande: una sola piattaforma, Lending Club, ha veicolato in tre mesi 2,1 miliardi dollari. E le piattaforme sono decine e decine. Sulle piattaforme sbarcano sempre più parte della enorme liquidità che c’è sul pianeta. Un sacco, proprio un sacco di soldi che cercano dove moltiplicarsi almeno un po’. Talmente un sacco che la dimensione contrasta con la rappresentazione di un mondo per la gran parte poverissimo. Questo esiste certo ma quelli che detengono questo sacco di soldi non sono certo l’un per cento dei sette miliardi di umani. Facciamo il venti per cento? Ecco per approssimazione forse ci siamo e se un miliardo e mezzo di umani con le mani in un sacco di soldi è forse tanto, sette milioni a portare in giro quel sacco sono certo pochi rispetto alla realtà.

Comunque l’ultima (la penultima, negli Usa si fa da 10 anni) è prestarsi i soldi si Internet. Vantaggi si è visto. Rischi? Che i tassi siano pilotati: a chi tanto a chi meno, amici e meno amici dell’algoritmo. Che sarà anche algo ma il ritmo continuano a darlo gli umani e chi ci guadagna e chi ci rimette. E poi quella certa impalpabilità del web dove appoggiarci i soldi e le garanzie che il debitore pagherà. Sì, va bene, la moneta è sempre più elettronica e la finanza più che mai. E poi è un pianeta intero che si regge sul credito…

Ma, ardua domanda, a chi sarà meno insicuro mettere in pancia i soldi tuoi: alla banca che se salta insomma qualcuno (Stati-governi) ripianano con i soldi pubblici o alla finanza via web che paga meglio e consente fare marameo all’antipaticissima banca?

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