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Rcs. Cairo/Intesa vs Bonomi/Mediobanca: il peso dei debiti

MILANO – Rcs. Cairo/Intesa vs Bonomi/Mediobanca: il peso dei debiti. Andrea Bonomi si allea con i soci stabili di Rcs, Diego Della Valle, Mediobanca, UnipolSai, Pirelli e sfida Cairo lanciando un’opa tutta cash a 0,70 euro contrapposta a quella ‘di carta’ della Cairo Communication, che prevede lo scambio di un’azione (oggi trattata a 4,3 euro) per 8,3 azioni Rcs, significando una valorizzazione intorno a 0,52 euro. “Rilanciare? La mia offerta è lì, è stata meditata a lungo, ragioneremo” risponde l’editore piemontese che giudica ”non pazzesca” la differenza di prezzo.

La partita del debito Rcs. Già la differenza: Paolo Griseri su Repubblica spiega come in realtà Cairo attribuisca alla sua proposta un prezzo più alto dell’ordine del 10%. Quello che va valutato è anche peso dei debiti e esposizione creditoria delle due cordate. Rcs ha accumulato 423 milioni di debiti, i quali, per una corretta valutazione del prezzo, vanno sommati al valore dell’offerta sui titoli. Considerando i debiti la distanza tra le due offerte si riduce appunto al 10%.

Ma sarebbe semplicistico ridurre tutto a una illusione ottica matematica giocata al tavolo della trattativa. Il calcolo di Cairo ha infatti un sottinteso. Formalmente il debito è uguale per le due offerte ma nella realtà non è così. Come in un gioco al rovescio, nella partita potrebbe vincere chi ha più crediti da riscuotere con Rcs. Mediobanca, alleata di Bonomi e Della Valle, ha un credito con Rcs di 17,6 milioni. Intesa, ufficiosamente al fianco di Cairo, vanta un credito di 162,4 milioni e tra tutte le banche è quella di gran lunga più esposta. Il rapporto tra i crediti dell’istituto fino a ieri guidato da Giovanni Bazoli (che si dice sia stato ispiratore dell’operazione Cairo) e quelli di Mediobcanca è quasi di dieci a uno. E questo particolare, alla fine, potrebbe fare la differenza. (Paolo Griseri, La Repubblica)

Cairo contro Bonomi. Personalizzando, la partita Rcs è anche la sfida tra due figure che più diverse non potrebbero essere. Da una parte Urbano Cairo, formatosi con Berlusconi e Publitalia prima di spiccare il volo in solitario nell’editoria e nella tv con La7, è considerato bravo e affidabile, soprattutto capace di tagliare i costi e rimettere in sesto i conti, ma forse ancora un po’ troppo parvenu per un giocattolo come il Corriere della Sera, eterno oggetto del desiderio del capitalismo italiano.

Dall’altra parte, Andrea Bonomi avrebbe un pedigree più calibrato – concedendo che un salotto buono e un’economia fondata sulle relazioni non siano stati spazzati via dal turbocapitalismo. Cacciatore di aziende, nipote di quella Anna Bonomi Bolchini nota come Lady Finanza, la sua Investindustrial è un fondo con un portafoglio di società che fatturano più di 5 miliardi di cui i brand più conosciuti sono Aston Martin, Fluos, Valtur, Artsana (la Chicco per intenderci).

Finanza laica contro finanza cattolica: Mediobanca vs Intesa. Sempre ammettendo una continuità con il capitalismo relazionale d’antan la partita Rcs riesuma i fasti (?) della contrapposizione tra finanza laica rappresentata da Mediobanca con Nagel nipotino di Cuccia e Intesa SanPaolo dell’eterno Abramo Bazoli.

I due nemici di sempre si ritrovano così uno contro l’altro contendendosi un diritto un po’ paradossale: quello di rimettere insieme i cocci di un giocattolo che entrambe – come soci e finanziatori – hanno contribuito a incrinare. In una sfida esplosiva dal punto di vista mediatico ma che vale appena 282 milioni di euro (l’ammontare in contanti dell’Opa), briciole rispetto alle guerre miliardarie degli anni d’oro. Lo spettacolo non è quello di una volta: la globalizzazione ha mandato in soffitta il capitalismo di relazione. L’identikit delle forze in campo – a conferma dell’autoreferenzialità di questo pezzo di finanza italiana – ha il sapore un po’ amaro del déjà vu. Le uniche new entry sono Andrea Bonomi e Urbano Cairo. Tutti gli altri sanno per esperienza, in qualità di azionisti, come è facile scottarsi le dita in Via Solferino. (Ettore Livini, la Repubblica)