Economia

Redditometro addio, il Fisco non lo usa più

Redditometro addio, il Fisco non lo usa più

Redditometro addio, il Fisco non lo usa più

ROMA – Redditometro addio, il Fisco non lo usa più. Da bazooka anti evasione fiscale ad arma spuntata nel volgere di pochi anni: questo il destino del “redditometro”, strumento di accertamento fiscale sintetico che mette a confronto i redditi dichiarati con le effettive disponibilità del contribuente introdotto nel 2011, oggi ridotto ad assumere “carattere sempre più marginale nella complessiva strategia di contrasto dell’evasione fiscale”, secondo le conclusioni della Corte dei Conti.

I numeri dicono tutto: 2.812 accertamenti con un calo del 52% sul 2015 e addirittura di oltre il 92% sul 2012: l’esito finanziario nel 2016, cioè quanto ritorna nelle casse pubbliche, è stato di appena due milioni, briciole rispetto ad aspettative che pronosticavano 741,2 milioni di euro nel 2011, 708,8 nel 2012 e 814,7 milioni nel 2013.

Va detto che il recupero dell’evasione, grazie anche alla voluntary disclosure, non va male anzi: è cambiata la filosofia di contrasto che punta meno su controlli invasivi e più sui controlli incrociati automatizzati sulla grande quantità disponibile di dati sui contribuenti.

San raffaele

E’ chiaro che la strategia avviata con la riforma del ravvedimento operoso in vigore dal 2015 punta decisamente ad anticipare i tempi, anche per evitare di tagliare la filiera del recupero con riscossioni che poi finiscono per rimanere incagliate. Da qui è nata la stagione delle lettere di compliance, che solo da inizio anno ha visto quasi 570mila invii (200mila riguardano i redditi dichiarati nel 2014 in relazione a diverse anomalie che vanno dalla cedolare sugli affitti agli assegni all’ex coniuge). L’anno scorso solo i ravvedimenti indotti dalle lettere hanno portato a incassi per 128,7 milioni di euro su un totale di mezzo miliardo ascrivibile alla voce delle correzioni spontanee dei contribuenti. (Giovanni Parente, Il Sole 24 Ore)

 

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