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Riforma Inpgi, ok Ministeri ma non su contributo solidarietà

Riforma Inpgi: dai ministeri via libera al 75%. Resta fuori l'estensione del contributo di solidarietà: rischio costituzionalità, servono approfondimenti

ROMA – Riforma Inpgi, ok Ministeri ma non su contributo solidarietà. Il ministero del Lavoro, insieme a quello dell’Economia, ha esaminato la riforma Inpgi, (leggi qui il pdf del comunicato dei Ministeri) la riforma previdenziale varata dal Consiglio di Amministrazione dell’Inpgi a luglio dello scorso anno e ha approvato con “immediata esecutività”  interventi per cui “troveranno da subito attuazione gli effetti finanziari della riforma in misura corrispondente al 75% del totale atteso”. Così l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti.

Per quanto riguarda le altre misure il ministero, “pur esprimendo una valutazione positiva in termini di corretta collocazione delle stesse nella direzione auspicata del contenimento della spesa pensionistica ed assistenziale” ha ritenuto “necessario che l’Ente sviluppi in tempi brevi ulteriori riflessioni e approfondimenti in funzione di una maggiore incisività dei loro effetti”.

Contributo di solidarietà a rischio contenzioso. Restano in sospeso, quindi: la crescita da 65 a 66 anni dell’età pensionabile, la ridefinizione dei requisiti per la pensione di anzianità e alle clausole di salvaguardia connesse al contributo di solidarietà (il Tesoro è favorevole, ma mette in guardia da possibili contenziosi giuridici), la riduzione del 5% del trattamento di disoccupazione.

 

Per il presidente dell’Istituto, Andrea Camporese, “l’approvazione di oggi segna un passaggio decisivo nel percorso di risanamento dell’Inpgi”. E avverte: “Serve responsabilità, non demagogia”.

Riforma Inpgi: i punti che hanno ricevuto il via libera: “l’incremento, a decorrere dal primo gennaio 2016, delle aliquote contributive Ivs”; “l’incremento a regime, con decorrenza dal primo gennaio 2017, dell’aliquota dell’1% a carico dei datori di lavoro”; “l’individuazione della retribuzione pensionabile, per le anzianità contributive maturate a decorrere dal primo gennaio 2016, in base alla nuova quota ‘E'; e “l’applicazione, a decorrere dal primo gennaio 2016, delle percentuali per il computo della pensione, in base a nuovi coefficienti di rendimento”.

Il commento di Raffaele Lorusso, FNSI– “La decisione dei ministeri sgombra il campo dalle troppe strumentalizzazioni dei mesi scorsi: l’impianto della riforma dell’Inpgi è valido e coerente con l’obiettivo di assicurare la sostenibilità delle prestazioni nel medio e nel lungo periodo”. Lo afferma, in una nota, Raffaele Lorusso, segretario generale della FNSI. “Dovranno essere ridiscusse le clausole di salvaguardia – osserva – che pure erano state inserite con lo spirito di tutelare, in una visione improntata alla solidarietà, anche intergenerazionale, le situazioni di particolare difficoltà. Chi, fino ad oggi, si è scagliato contro la manovra, auspicandone la bocciatura, ha ottenuto il risultato di mettere in discussione tutte le clausole con le quali si volevano tutelare i colleghi più deboli, da quelli che lavorano in aziende colpite dalla crisi a coloro che perdono il posto di lavoro. I richiami dei ministeri ad una maggiore uniformità con il sistema previdenziale generale rischiano di creare un danno ai disoccupati, ai cassintegrati e ai colleghi prossimi alla pensione. La riflessione su questi temi che si aprirà nelle prossime settimane dovrà essere all’insegna del senso di responsabilità e dovrà impegnare FNSI e FIEG a introdurre nella trattativa contrattuale una visione strategica in grado di garantire la tenuta dell’intero sistema nel medio e lungo periodo”.