Economia

Ripresa nel 2013, dopo giugno. Confindustria conferma. Occupazione ancora giù

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi (foto LaPresse)

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi (foto LaPresse)

MILANO – Economia italiana prossima a uscire dalla crisi, vicina alla ripresa, una svolta, dopo cinque anni di recessione, annunciata dalla Confindustria attraverso il suo centro studi. La ripresa arriverà nel secondo semestre del 2013.

Forse, come cantava Luigi Tenco, non sarà domani, ma cambierà: non è proprio un atto di fede, perché le conclusioni sono sorrette dal quadro internazionale e della necessità per le aziende italiane di ricostruire le scorte, ma i numeri di dicembre non sono da champagne, forse nemmeno da gazzosa.

E, attenzione, non si parla di ripresa della occupazione, che anzi è in aumento in questi mesi.

La Confindustria non ha fatto molti sconti al Governo di Mario Monti, anche perché, con tutta la buona volontà, gli imprenditori che ne sono soci non sono dei raffinati intellettuali o dei navigati e bugiardi politici, ma della gente che sta in trincea e la “dura recessione” l’ha provata direttamente sulla propria pelle.

Colpisce il contrasto fra le lodi agli Usa, dove,

“grazie alla potente azione della Fed e ai coraggiosi deficit pubblici, è risorta l’edilizia residenziale, nei prezzi e nei volumi, e questo sosterrà fiducia e spesa dei consumatori; il manifatturiero riguadagna peso nel tirare lo sviluppo”;

e le critiche eleganti ma dure al nostro Governo. Senza fare nomi e cognomi, il rapporto punta infatti il dito sulle responsabilità del Governo attuale e di quello che lo ha preceduto e mette in guardia gli elettori nelle cui mani sta in parte il futuro della Italia:

“Basilare per la ripartenza è che si sollevi la cappa di paura creata dalla situazione politica interna; perciò è cruciale che l’esito delle imminenti elezioni dia al Paese una maggioranza solida, che abbia come priorità le riforme e la crescita, fornendo così un quadro chiaro che infonda fiducia nel futuro e orienti favorevolmente verso la spesa le decisioni di consumatori e imprenditori”.

Il peso della politica sulla economia non è peculiare della Italia, però nel mondo, Germania esclusa, sembra che le cose vadano ormai meglio che da noi:

“Nel sistema globale l’incertezza politica si è quasi dissolta (all’appello manca il voto autunnale in Germania)”.

Il rapporto “Congiuntura flash” del Centro studi della Confindustria per il gennaio 2013, appena messo on line, apre con queste parole, che mettono in evidenza gli aspetti positivi:

“L’economia italiana sta toccando il fondo della dura recessione, la seconda in cinque anni. Si delineano i presupposti di un rimbalzo che può dare avvio alla ripresa. La sfiducia ha infatti compresso la domanda interna ben oltre quanto giustificato dalla situazione oggettiva dei bilanci familiari e aziendali:

– gli acquisti di beni durevoli sono scesi molto più del reddito reale disponibile,

– gli investimenti sono ai minimi storici in rapporto al PIL

– le scorte sono bassissime.

Contemporaneamente vengono meno o si allentano le tre cause del regresso:

– credit crunch,

-iper-restrizione dei bilanci pubblici

– frenata della domanda globale”.

Attenzione, perché in ogni caso

“rimarranno deboli le costruzioni, per le quali vanno prese misure specifiche”

(all’opposto della situazione americana di cui si è detto sopra).

Il quadro internazionale:

“Si registrano continui segnali di progresso, alcuni perfino nell’ Eurozona, grazie al “contagio positivo” innescato dalle decisioni dello scorso anno di BCE (che rimane però timida sui tassi) e governi. Ciò ha messo in moto un “drammatico miglioramento” mondiale delle condizioni finanziarie e una ritirata dell’avversione al rischio, destinati a proseguire; ne beneficeranno soprattutto i Piigs, stressati dal prosciugamento della liquidità”.

Degli Usa si è già detto.

“Tra gli emergenti, la Cina è ripartita; gli altri seguiranno.

“Il mero annuncio della nuova politica economica in Giappone ha provocato scaramucce valutarie, con movimenti anche del 20% di alcuni tassi di cambio; fin qui l’unica vera vittima è la Corea e l’Area euro inizia a subire”.

Poi seguono le dolenti note, il recente passato, il mese scorso, dicembre:

 “L’attività industriale italiana è salita dello 0,4% in dicembre su novembre; risulta così del 2,1% la diminuzione nel 4° trimestre (-6,2% nel 2012, stime Csc). Tale dinamica è coerente con un calo del Pil nel 4° trimestre di nuovo marcato (-0,6% almeno), dopo il -0,2% nel terzo.

“Le prospettive immediate sono incerte. In dicembre il Pmi (Purchasing managers index) manifatturiero segnala una minore riduzione degli ordini (44,3, da 42,2), interni ed esteri, e lo Istat rileva un marginale miglioramento dei giudizi delle imprese manifatturiere sulla domanda, ma anche che le loro attese a 3 mesi di ordini e produzione sono tornate a peggiorare (nel 4° trimestre -4,7, da -6,3).

Ma,

“la ricostituzione delle scorte, valutate basse (saldo a -2, da 0), agirà da stimolo”.

E qui cominciano le parole positive:

“L’indicatore anticipatore Ocse, migliorato per il 3°mese di fila in novembre (+0,09% da +0,05%), delinea prospettive di ripresa del Pil nel secondo semestre 2013.  A novembre il volume delle esportazioni mondiali è aumentato (+0,8% su ottobre), sostenuto anche dalla ripresa delle esportazioni americane (+2,1%). In dicembre i giudizi sugli ordini esteri globali, pur ancora in territorio recessivo, hanno rallentato la contrazione: 48,9 (46,6 in luglio).

“Anche l’export dell’area euro a novembre è cresciuto (+0,8% su ottobre). In controtendenza l’andamento delle esportazioni italiane (-1,2%) e tedesche (-1,4%). A dicembre le esportazioni italiane registrano una riduzione in valore verso i paesi extra-UE (-0,4%).

 “Prospettive positive sui mercati oltreconfine per il primo trimestre 2013 hanno indicato a dicembre le imprese italiane esportatrici (indagine Banca d’Italia-Il Sole 24 Ore)”.

Però

“in novembre i disoccupati hanno superato i 2,8 milioni, pari all’11,1% della forza lavoro (quota invariata rispetto a ottobre), mentre il numero delle persone attive è rimasto quasi stabile (-44mila unità la variazione mensile). Rispetto al trimestre precedente, gli occupati sono invece diminuiti dello 0,4% (-80mila unità).

“Le imprese rivelano aspettative in peggioramento sull’occupazione del trimestre in corso, con un aumento di 6 punti percentuali (dal 24,7% in settembre) della quota di quelle che rivedono al ribasso il numero degli addetti (indagine Banca d’Italia-Il Sole-24 Ore). Dopo il picco registrato nel luglio scorso (equivalente a 390mila unità di lavoro standard), è diminuito il bacino di utilizzo della Cig. Il Csc stima che a dicembre siano state utilizzate 340 mila unità, l’1,0% in meno rispetto al mese precedente. Uno sgonfiamento non riconducibile, però, a un miglioramento del quadro occupazionale, semmai alla perdita del lavoro da parte dei cassintegrati.

 “La minore occupazione sta ulteriormente erodendo il reddito disponibile delle famiglie, già sceso in termini reali dello 0,1% nel 3°trimestre (-1,9% nel 2°). Il tasso di risparmio è risalito dai minimi storici (8,9% da 8,1%), spinto all’insù dall’incertezza che frena la spesa.

”Consumi ancora in diminuzione. A dicembre sono scese dell’1,0% mensile le immatricolazioni di auto (-2,7% nel 4°trimestre). Sono ulteriormente peggiorati i giudizi delle famiglie sul proprio bilancio (saldo a -33 da -29) e, dopo il recupero di dicembre, anche le loro previsioni sulla propria situazione economica (-38 da -33, ISTAT).

“I saldi invernali non decollano: la quota di consumatori disposta a fare acquisti è inferiore di 8 punti percentuali rispetto al 2012 (60,5%) e la spesa media è più bassa del 12,5% (Confcommercio). Secondo l’indagine Confesercenti-Swg solo il 16% degli intervistati si attende un miglioramento delle condizioni economiche nel 2013 (era il 32% l’anno scorso). Per mantenere i volumi di vendita, le imprese riducono prezzi e margini”.

To Top