Economia

Statali, con la riforma licenziamento per chi è “bocciato” per tre anni di seguito

Statali, con la riforma licenziamento per chi è "bocciato" per tre anni di seguito

Statali, con la riforma licenziamento per chi è “bocciato” per tre anni di seguito

ROMA – Statali, con la riforma licenziamento per chi è “bocciato” per tre anni di seguito. L’ultima versione della riforma del pubblico impiego prevede un significativo chiarimento sulla valutazione negativa, ovvero su una ‘pagella’ insufficiente. Per quel che riguarda l’azione disciplinare, che in ultima istanza può portare al licenziamento, la determinazione di cosa sia una valutazione negativa è rimessa al piano di misurazione delle performance adottato dalle singole amministrazioni, cioè ai singoli uffici.

Sarà, quindi, individuato con precisione, in linea con il decreto sulla valutazione delle performance, il caso di insufficiente rendimento dal quale può discendere una valutazione negativa ai fini dell’azione disciplinare. Proprio qui arriva – informa Il Sole 24 Ore – una delle novità dell’ultimo testo, perché la sua versione definitiva spiegherà che per determinare il licenziamento la valutazione negativa dovrà ripetersi per tutti e tre gli anni coperti da ogni contrattazione.

Tutta altra partita sarà, invece, giocata nella disciplina degli effetti economici della valutazione, con la palla che passa alla contrattazione. Altre novità, in vista dell’approdo dei testi in Cdm, toccano il salario accessorio: la struttura retributiva sarà definita in sede di contrattazione, tenendo conto che la quota prevalente da destinare alla remunerazione delle performance sarà calcolata sulla parte variabile del salario accessorio dell’anno di riferimento, come richiesto in sede di intesa nella Conferenza Stato-regioni.

San raffaele

Dal 1° settembre tornerà all’Inps il compito di guidare le visite fiscali. Dal 1° gennaio tramonteranno le co.co.co continuative anche nella Pa e partirà il piano per la stabilizzazione dei precari : il testo definitivo darà la chance del posto fisso a chi abbia lavorato almeno tre anni negli ultimi otto in qualsiasi ente, e non solo in quello che bandisce il concorso come previsto nel decreto approvato in prima lettura.

To Top