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Statali, Madia: per licenziare basterà una foto o un video

ROMA – “Basterà una foto o un video per licenziare un dipendente pubblico“: il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia spiega così, in un’intervista a La Stampa, il “pacchetto Madia” approvato il 15 giugno dal governo Renzi contro l’assenteismo degli impiegati statali, quello che i favorevoli a questa nuova stretta repressiva sui dipendenti (erano state approvate nel 2001 e nel 2009 leggi che prevedevano licenziamento per giusta causa in caso di assenteismo) chiamano “legge contro i furbetti del cartellino” o “norme contro gli assenteisti del venerdì”.

Spiega Madia: “Prima era molto complicato, con tempi lunghissimi. Ora la sospensione scatta in 48 ore ed entro un mese arriva il licenziamento“, che gli statali rischiano “nel caso esistano prove schiaccianti, come una documentazione foto-video: il dipendente pubblico di Sanremo che timbra in mutande, per capirci”.

Ai casi come la malattia di massa dei vigili romani a Capodanno “stiamo lavorando nel Testo unico del pubblico impiego, che contiamo di presentare entro l’anno”, dice Madia. “Stiamo lavorando a norme specifiche contro le assenze di massa e sulle assenze reiterate nello stesso giorno, spesso il lunedì o il venerdì. E poi cercheremo di semplificare, e di evitare che vizi formali possano prevalere sul merito”.

Presentando il pacchetto Madia aveva detto: “Nel pubblico le norme sulle sanzioni devono essere più rigide che nel privato, per motivi etici, e nel Testo Unico sul pubblico impiego continueremo il lavoro sui procedimenti disciplinati per cancellare le aberrazioni per cui un vizio formale blocca il licenziamento: se un lavoratore ha sbagliato deve poter essere licenziato. Norme cattive ma giuste”.

Cosa succederà ai dipendenti pubblici che falsificano la presenza, strisciando il badge per poi prontamente uscire dall’ufficio? Verrà riscadenzato il procedimento disciplinare con tappe fisse e precise così da garantire il diritto alla difesa, da una parte, e dall’altra assicurare la solidità giuridica del nuovo impianto, mettendolo al riparto da annullamenti e ricorsi.

Altrimenti si rischierebbe un effetto boomerang. Ecco che, ferme restando le 48 per far scattare la sospensione, è stata inserita una riserva di tempo, un cuscinetto di non più di 5 o 7 giorni, passando per l’ufficio dedicato ai procedimenti, in modo da dare il margine necessario per tutti i passaggi: contestazione dell’addebito e avvio del procedimento. Dopo di che partirebbe il countdown per i 30 giorni, durata massima per il giudizio. Ci sarà poi anche il termine per il preavviso (7 giorni) e per il deposito delle memorie.

Il problema resta l’eventuale non rintracciabilità dell’assenteista, in questo caso i tempi si potrebbero allungare il linea con le attuali regole che valgono per gli avvisi tramite raccomandata (altri 30 giorni per dare per scontata l’avvenuta lettura). Senza dubbio verrà riconosciuto al dipendente sospeso un’indennità (metà dello stipendio tabellare) e verrà cancellato ogni automatismo di reato penale per il dirigente che non denuncia il furbetto (deciderà il giudice).