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Statali riforma: il paracadute per salvare i super dirigenti

ROMA – Statali riforma: il paracadute per salvare i super dirigenti. La riforma della Pubblica Amministrazione ha messo nel mirino ruolo, retribuzioni, inamovibilità e premi di rendimento dei dirigenti pubblici: un ostacolo che per ora, dopo la fumata nera del 10 agosto, dovrà essere superato al prossimo consiglio dei ministri.

Perché la resistenza dei manager pubblici minaccia di far saltare l’intero impianto riformista. Per questo, riferisce Andrea Bassi del Messaggero, si studiano delle soluzioni transitorie, delle misure ponte che accompagnino le nuove norme ad entrare a regime fra un paio di anni per salvare i super dirigenti in carica, cioè almeno quelli di prima fascia.

Sul tavolo ci sono al momento due ipotesi. La prima prevede che, nonostante gli incarichi attuali scadano come gli altri, per tutti i dirigenti di prima fascia possa esserci una nuova assegnazione automatica. A quel punto i direttori rimarrebbero in carica per i prossimi quattro anni, dopo di che anche quei posti diventeranno contendibili.

La seconda possibilità presa in considerazione, invece, prevede sempre la scadenza degli incarichi, ma nel primo giro di nuove nomine, gli attuali direttori potrebbero avere un titolo preferenziale rispetto agli altri candidati. Si tratterebbe insomma, di una sorta di clausola di salvaguardia per gli attuali super dirigenti che, però, non cambierebbe l’impianto e la filosofia di fondo della riforma che prevede incarichi a tempo, con una durata massima di quattro anni rinnovabile al massimo per due anni una sola volta. (Andrea Bassi, Il Messaggero)

Cosa dice la riforma. La durata degli incarichi sarà di due anni, dopo di che bisogna ripassare per una selezione: niente automatismi e conterà la ‘pagella’. Non solo, se non si raggiungono i target fissati scatta la revoca o salta la retribuzione di risultato (-80%). Soprattutto se si resta privi di incarico dopo un certo periodo c’è la “decadenza” (fuori da tecnicismi licenziabilità).

Prima però bisogna entrare nel ruolo, che diventa unico, e non basta il concorso, per la conferma occorre superare una prova di tre anni, altrimenti c’è il declassamento a funzionari. A vigilare su tutto saranno commissioni ad hoc. Possibile anche una disciplina ‘rafforzata’ per i posti a rischio corruzione. I dirigenti interessati dalle nuove regole sono oltre 30 mila.