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Pa, nuovi tetti stipendi dirigenti. Ultima fascia sotto 100 mila

ROMA – Nuovi tetti agli stipendi dei dirigenti delle società controllate della Pubblica Amministrazione. Tra le ultime novità che potrebbero rientrare nel decreto targato Marianna Madia, c’è un nuovo paletto fissato a 100 mila euro. Il 23 ottobre è la scadenza che il governo si è dato per dividere gli organici delle partecipate in 5 fasce con altrettanti limiti ai compensi. Senza mai superare, è tacito, l’asticella dei 240 mila euro all’anno, il limite massimo consentito. Ad oggi le fasce dirigenziali sono tre, con due in più si potrebbe quindi scendere sotto l’ultimo gradino che ora è pari a 120 mila. Con la riforma, in pratica, la fascia più bassa dovrebbe finire sotto i 100mila euro.

I nuovi paletti saranno fissati in un decreto del Ministero dell’Economia, sentita la conferenza unificata e previo parere delle commissioni parlamentari. Il titolo, fin troppo lungo, parla chiaro: “Trattamento economico annuo onnicomprensivo da corrispondere agli amministratori, ai titolari e componenti degli organi di controllo, ai dirigenti e ai dipendenti”.

Attualmente le fasce sono divise in base a criteri come il valore della produzione, gli investimenti e il numero dei dipendenti. A ognuna di queste fasce corrisponde un diverso tetto di stipendio massimo: il più alto è di 240 mila euro annui, mentre il più basso è di 120 mila euro, che è pari al 50% dell’ammontare massimo. Con l’aumento delle fasce e l’ipotesi di un limite al 40%, il tetto massimo scenderebbe a 96mila euro.

Secondo quanto riporta il quotidiano Il Messaggero, il decreto dovrà anche stabilire

“i criteri di determinazione della parte variabile della remunerazione, commisurata ai risultati di bilancio raggiunti dalla società nel corso dell’esercizio precedente”.

E precisa che in caso di risultati negativi attribuibili al dirigente, “la parte variabile non può essere corrisposta“.