Blitz quotidiano
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Tango Bond esentasse? E se no 12,5 o 26%? Il dilemma fiscale

Tango Bond: se ristorno da danno emergente esentasse, se per lucro cessante no. Una querelle l'imposizione fiscale eventuale da 50-100 milioni

ROMA – Tango Bond, dopo 14 anni i 50mila risparmiatori italiani hanno ricevuto soddisfazione dal governo argentino. Tenacia e pazienza hanno pagato, è il caso di dire, visto che il rimborso concordato è il 150% del capitale investito (un rendimento lordo medio annuo pari al 2,74 per cento, la stima).

900 milioni di dollari iniziali era il capitale complessivo investito, salito dopo l’accordo a 1,3 miliardi di dollari. Sugli interessi dei Tango Bond tuttavia incombe un’incognita tributaria, una querelle fiscale: come vanno considerati appunto questi interessi? Quanto può pretendere il Fisco?

Se gli importi versati ai creditori italiani verranno considerati come un ristorno non per lucro cessante ma per danno emergente non verranno tassati. Si complica la situazione se invece le somme sono considerata restituite a titolo di capitale investito più gli interessi: ballano tra i 50 e 100 milioni di dollari. 50 nel caso vengano tassati con aliquota del 12,5%, 100 se tassati al 26%. Lo spiega bene Marco Bellinazzo sul Sole 24 Ore.

Il Testo unico sulle imposte dirette infatti stabilisce il principio per cui un reddito percepito in sostituzione di un altro reddito va tassato alla stessa maniera del primo. Se passasse questa seconda linea interpretativa si porrebbe poi il problema di come tassare, in particolare, la quota di interessi (circa 450 milioni) proveniente dall’Argentina: se con la vecchia aliquota del 12,5% o con quella oggi in vigore del 26%. Ne conseguirebbe evidentemente nel primo caso un “bottino” per il Fisco intorno ai 50 milioni e di circa 100 milioni nell’ipotesi più gravosa.