Economia

Tasse, quante l’anno? 450 miliardi. 19 tolti a chi non paga

Tasse, quante l'anno? 450 miliardi. 19 tolti a chi non paga

ROMA – Tasse, quante se ne pagano ogni anno? Tra dirette e indirette, cioè tra tasse trattenute alla fonte sul reddito (stipendi, salari, pensioni) o versate dai lavoratori autonomi al fisco e pagate sui consumi in varie forme (Iva, accise…) fanno la bellezza di circa 450 miliardi l’anno. E’ quanto lo Stato incassa in dodici mesi. Di questi 450 miliardi ogni anno 70/80 se ne vanno solo per pagare gli interessi sul debito pubblico. E’ una super tassa di cui non ci si rende conto, ma questa è altra, seppur più grossa storia. Come altra storia è come quei 450 miliardi vengano spesi: circa 115 per la Sanità pubblica,  200 abbondanti per le pensioni… Ogni anno lo Stato spende più di quanto incassa, nel 2016 un po’ di più del due per cento in più, si chiama deficit pubblico.

Come ovvio in ogni bilancio, anche quello di casa propria, se hai tanto debito accumulato difficile andare a deficit crescente ogni anno. Se lo fai i tuoi creditori pensano tu non ripagherai mai e quelli che ti prestano soldi vorranno interessi più alti per “remunerare il rischio”, così dicono. Se hai il debito in progressivo calo invece si fidano e puoi fare deficit. L’Italia fa da anni un po’ meno deficit, meno dei decenni precedenti ma ha un debito mostruoso che è superiore di gran lunga alla ricchezza prodotta in un anno (circa il 132 per cento del Pil). In questo debito (duemila e più, molto più migliaia di miliardi di euro) ci sono i diritti acquisiti di una generazione anzi due. Tanto pagano (?) quelli che vengono dopo. In questo debito ci sono quelli andati in pensione a 50 anni, quelli degli appalti gonfiati tanto paga lo Stato, c’è la Pubblica Amministrazione grassa e grossa nella sua inefficienza. Ci sono le rendite delle professioni e delle lobby. Ci sono le Alitalia, le mille Alitalia d’Italia e ci sono le partecipate pubbliche e le Regioni, i Comuni, le Province, cioè i campioni di spesa mondiale.

Ma stiamo divagando, solo per dire che neanche con 450 miliardi di tasse l’anno a pagare tutto questo ce la si fa. Aumentare ancora tasse è al tempo stesso fare esplodere e soffocare il paese. Quindi, visto che come opinione pubblica ed elettorato (e sistema) vogliamo tenere in piedi tutto, come si fa? Non si sa. Stiamo a 450 miliardi di tasse pagate e manca sempre un soldo per fare una lira come dicevano i nonno, anzi ormai i bisnonni.

Degli ultimi 450 miliardi di tasse, 19 sono stati tolti a chi non paga o non pagava tutto. Quasi quattordici miliardi (13,7 per l’esattezza) sono stati sborsati da 130 mila contribuenti diciamo così distratti. Italiani che grazia alla “voluntary” (dicono così) hanno approfittato delle condizioni di favore per ricordarsi di avere soldi illegalmente portati all’estero o di avere soldi non denunciati al fisco. Niente sconti, niente condoni ma neanche niente pena e reato, soldi ripuliti: 13,7 miliardi venuti al fisco da contribuenti presumibilmente ricchi, evasori fiscali di fatto anche se non di diritto.

Altri 4,8 miliardi invece sono stati tolti agli evasori a tutto titolo, sono venuti dalla cosiddetta “riscossione coattiva”. Insomma li hanno sborsati quelli beccati ad evadere in sostanziale flagranza. Mezzo miliardo infine è venuto dalla “strategia delle lettere”, quella inviate dall’Agenzia delle Entrare per…ricordare.

Ci sarebbero poi altri 23 miliardi, quelli che il ministro Padoan ha calcolato siano stati pagati in meno da tasse dagli italiani rispetto a quando non c’erano gli 80 euro, c’era l’Imu e c’erano tasse sulle imprese che ora non ci sono più. Vero: 23 miliardi di tasse in meno rispetto a quelle che c’erano prima. Il guaio per Padoan, il governo, i governi e l’economia nazionale pure è che è come non ci fossero stati quei miliardi di tasse in meno. L’economia se n’è accorta poco o nulla, la gente poi non li riconosce, non ci crede anche se davvero non li ha pagati quei miliardi di tasse. Aver abbassato le tasse sia pure di poco e roitrovarsi con una pubblica opinione certa che non sia successo è non c’è che dire una bella e pesante disfatta politica.

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