Economia

Tasse sul fumo, 3 domande al ministro Padoan

Tasse sul fumo, 3 domande al ministro Padoan

Tasse sul fumo, 3 domande al ministro Padoan. Nella foto, il ministro all’Economia PIer Carlo Padoan in una foto di archivio
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La finanza pubblica si regge su un equilibrio molto precario. Ma anche su alcuni pilastri ben precisi. Matteo Renzi diceva che i consumatori non sono un bancomat. Tuttavia si ricorre sempre ai soliti strumenti quando il Governo è in difficoltà: accise, accise, accise e nuove tasse. Perché questo è il menu della manovrina, c’è poco da fare. Giochi, sigarette, qualche tassucola sui soggiorni turistici brevi. Il Ministro Padoan è stato audito dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Ci si sarebbe aspettato qualche intervento puntuale – e puntuto – sul tema delle tasse. Invece qualche breve passaggio sui giochi, più con un profilo paternalistico che finanziario. E nulla – dicasi nulla – sui tabacchi. Che da soli portano ogni anno 14 miliardi di euro di gettito all’Erario.

Sarebbero molte le domande che i nostri parlamentari avrebbero potuto rivolgere al Ministro. La tassazione sulle sigarette è molto complessa, vero. Ma non necessariamente può essere più considerata il bancomat delle casse pubbliche. Perché la coperta comincia ad essere corta anche lì: la regolamentazione è ormai asfissiante; la tassazione media supera il 75%; i consumi sono in calo, anche perché diminuisce il potere d’acquisto dei consumatori, soprattutto meno abbienti. Allora siamo sicuri che alzando le tasse lo Stato non perda gettito nel medio – lungo termine? C’è un modo per evitarlo; si chiama equilibrio. Equilibrio nelle misure di inasprimento che possono portare ad un rincaro delle bionde omogeneo per tutti e contenuto, pur favorendo gli obiettivi di gettito (se aumentano i prezzi aumenta anche la componente di tasse che lo Stato incassa). E allora vogliamo porre noi 3 domande al Ministro su questo tema; le domande che nessuno dei parlamentari ha saputo o voluto porre. Eccole qui:

1) Ministro Padoan, vorremmo soffermarci sull’articolo 5 della manovrina e in particolare sul tema della tassazione sui tabacchi. Entro 30 giorni ci si attende un suo un Decreto Ministeriale che dia seguito e concretezza alla aspettativa di maggior gettito, fissata in 83 milioni di euro per il 2017 e 125 milioni dal prossimo anno. Come ben evidenzia la relazione tecnica predisposta dagli Uffici competenti di Camera e Senato e che accompagna la lettura del provvedimento, il settore del tabacco ha equilibri molto delicati.

Due punti rilevano in particolare. Il primo: l’esercizio della delega si basa su presupposti ben precisi, ovvero l’andamento dei consumi e quello dei prezzi. Ora, i consumi di sigarette sono indiscutibilmente in calo nell’ultimo quadrimestre, un calo determinato dall’entrata in vigore della nuova direttiva europea, che tra le altre cose ha impedito la vendita di pacchetti da 10, oltre a introdurre immagini shock sui pacchetti e altre restrizioni. Il calo è stato parzialmente compensato dal positivo andamento della vendita del tabacco cosiddetto “trinciato”. I prezzi, viceversa, sono in costante aumento negli ultimi due anni, tanto che l’Erario ha centrato i suoi obiettivi di gettito, con la parziale eccezione degli ultimi due mesi dello scorso anno.

Il secondo punto rilevante è che la legge italiana è di stretta derivazione europea. La Commissione ha più volte ribadito che, in materia di tassazione, nessun provvedimento potrà in alcun modo distorcere la libera concorrenza e la libera determinazione dei prezzi sul mercato. Veniamo dunque al punto: è lecito attendersi da parte sua un provvedimento che, nell’assicurare l’obiettivo di gettito, tenga conto rigorosamente di tali presupposti. Si sono lette molte ipotesi su possibili interventi. Nelle valutazioni in corso, siamo certi che si tenga conto del tema della proporzionalità dell’intervento? In altre parole: se non crede sia impossibile raggiungere tutti questi obiettivi gravando solo (o più che proporzionalmente) sulla fascia bassa del mercato. Giova ricordare che lì opera appena il 17% del mercato, costituito di solito dai consumatori meno abbienti. Un provvedimento equilibrato dovrebbe non esaurire tutto il potere delegato e non gravare, a mio avviso, esclusivamente o più che proporzionalmente solo su quella zona fiscale, creando il rischio di pericolose distorsioni.

Quando dunque dobbiamo aspettarci un provvedimento e con quali caratteristiche?

2) Ministro, facciamo riferimento alla audizione svolta presso queste stesse Commissioni qualche giorno fa dal Direttore Generale di Confindustria, Marcella Panucci. Parlando dei settori di competenza della sua Agenzia, la dr.ssa Panucci afferma: “La manovra dispone interventi sulla disciplina di alcuni settori, che se concretizzano in un incremento esplicito della pressione fiscale. Mi riferisco in particolare a un aumento delle accise sui tabacchi lavorati e alle disposizioni in materia di giochi”.

L’aumento della pressione fiscale è dunque un fatto. Come sa, la linea del Governo in carica e di quello precedente è sempre stata quella di dichiarare un abbassamento delle tasse. Di tutte le tasse. Parliamo di tabacchi: al di là della formazione e degli effetti possibili sui prezzi al consumo, che sono nella libera determinazione solo degli operatori del mercato, non crede ci sia un modo per evitare un inasprimento della tassazione, pur nel rispetto dell’obiettivo di maggior gettito fissato dal Governo? Lo scorso anno Lei, Ministro, ha deciso un incremento del cosiddetto Onere Fiscale Minimo – ovvero della tassazione sulle fasce di prezzo più basse – paritetico e conseguente all’aumento della fiscalità sui prodotti di fascia più alta. Un inasprimento che non è tecnicamente frutto di una maggiore imposizione ma di un aggiustamento automatico, previsto dalla legge, e relativo al cosiddetto Prezzo Medio Ponderato (PMP).

Un aggiustamento paritetico dello stesso valore anche dell’Onere Fiscale Minimo non sarebbe dunque un “incremento esplicito della pressione fiscale”, per citare le parole della Dr.ssa Panucci, bensì un adeguamento determinato dagli aggiustamenti già previsti dalla normativa in essere. Non nuove tasse, dunque, ma un riequilibrio. Non è d’accordo?

3) Ministro, nelle ultime due leggi di Bilancio si era previsto un incasso relativo alla tassazione sulla sigaretta elettronica pari a circa 85 milioni di euro. Più prudentemente, ma non senza sorpresa, tale importo è stato ridotto, in sede di ultimo assestamento, ad appena 5 milioni; gli incassi effettivi, come emerge dall’ultimo rapporto annuale della sua Agenzia, sono addirittura inferiori. Vorremmo sapere qual è la strategia del Ministero su questo tema, quale la visione e se non sia il caso, nel testo del DM che firmerà, di prevedere qualche provvedimento che porti ad arginare questo intollerabile fenomeno di vera e propria evasione fiscale, recuperando gettito già quest’anno, magari gravando meno così sul tabacco, che sta attraversando un momento di mercato e di consumi molto delicato.

 

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