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Tokyo: Borsa crolla (-5,4%), yen su. Spread Italia a 150

Tokyo, altro crollo (-5,4%), i bancari trascinano in basso le borse asiatiche. Lo yen si apprezza pericolosamente. E lo spread italiano torna a 150 punti

TOKYO – La Borsa di Tokyo termina gli scambi con un tonfo del 5,4%, bruciando 918,86 punti, fino a quota 16.085,44: l’indice Nikkei, che ha segnato una perdita intraday di quasi 1.000 punti (la peggiore da maggio 2013), sconta il crollo di Wall Street e il brusco apprezzamento dello yen sul dollaro, superiore al 2%.

Spread Italia a 150 punti. Lo spread tra Btp e Bund apre ancora in rialzo superando i 150 punti (154,2) portandosi sui livelli dell’estate 2015 con un rendimento all’1,74%. Il differenziale tra i Bonos spagnoli e il decennale tedesco si porta oltre 160 punti (161) con un tasso all’1,8%. Ieri lo spread aveva chiuso a 146 punti dopo un’apertura a 123.Come su tutti i mercati internazionali, il comparto che subisce più perdite è quello bancario.

Lo stesso comparto che ieri era stato l’epicentro del tonfo delle piazze azionarie europee e dell’arretramento di Wall Street, in relazione ai rinnovati timori sullo stato di salute dell’economia globale e sul collegato “stress” degli istituti finanziari. Il Nikkei si è portato cosi’ nelle vicinanze dei minimi dall’ottobre 2014, quando la banca centrale “raddoppiò” la sua politica monetaria ultraespansiva. Se a inizio anno un fattore fondamentale delle turbolenze dei mercati era stata la Cina, ora non si tratta di questo: varie Borse asiatiche sono chiuse – a partire da quelle cinesi, ferme fino a lunedì prossimo, mentre Hong Kong riapre giovedì – per le festività del capodanno lunare (lo stop riguarda anche Seul, Kuala Lumpur, Singapore e Taiwan). (Stefano Carrer, Adriana Cerretelli, Il Sole 24 Ore)

I rendimenti dei titoli decennali del governo giapponese sono scesi per la prima volta sotto lo 0%, a causa della instabilità dei mercati finanziari e la decisione della Banca centrale giapponese, lo scorso 29 gennaio, di applicare interessi negativi su alcune riserve bancarie delle istituzioni finanziarie, spingendo la domanda degli investitori sulle obbligazioni. Oltre la metà dei titoli obbligazionari giapponesi ha un rendimento vicino o inferiore allo zero.