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Trump terremota Fca, GM, Ford: dazi a chi delocalizza in Messico

ROMA – Trump terremota Fca, GM, Ford: dazi a chi delocalizza in Messico. E’ Fca la società quotata a Piazza Affari più presente negli Usa, con un’esposizione al Paese per l’80% del margine operativo lordo. E’ quanto emerge da uno studio Mediobanca sulla vittoria di Donald Trump, che segnala 18 aziende quotate a Milano esposte agli Stati Uniti pari o oltre il 15% del mol. Appartengono al settore automobilistico (oltre a Fca, Cnh, Ferrari, Brembo e Sogefi), al lusso (Luxottica, Safilo, Cucinelli e Yoox), dei beni di consumo (Autogrill, Campari e Amplifon), della salute (Diasorin) e dell’industria e delle costruzioni (Buzzi, Interpump, Fincantieri, Leonardo e Salini Impregilo).

Per il comparto auto, in particolare, il tema da osservare sarà quello dei possibili dazi di importazione dal Messico (si è parlato di un 30%, ricorda Mediobanca), e questo avrebbe effetto sui margini delle società che qui hanno la produzione. Fca e Cnh hanno impianti produttivi in Messico, ricorda la banca stimando che provenga dal Messico il 10-15% di quanto Fca vende negli Usa.

Nel comparto automotive c’è poi il rischio di interruzioni alla catena delle forniture, se i flussi commerciali tra Usa e Messico fossero a rischio. Brembo, nota Mediobanca, è esposta per il 30% agli Usa, mentre Sogefi per il 15%. Sulla salute l’impatto possibile è nella revisione dell’Obamacare, con Diasorin esposta per il 55% dell’ebitda agli Usa.

Ma è proprio la minaccia dei dazi  – altra versione del “muro” con il Messico – a terremotare il settore automotive, letteralmente choccato dalla vittoria di Trump. Ancora fino a metà settembre, con i sondaggi che davano per altamente improbabile l’avvento del tycoon “protezionista”, la Ford, ignorando le critiche e le minacce di pagare più tasse del candidato repubblicano, poteva confermare a muso duro che avrebbe spostato la produzione delle sue auto piccole in Messico.

Insomma Donal Trump ha rottamato molti avversari politici ed ora potrebbe rimettere in riga tutti quelli che hanno utilizzato triangolazioni produttive a danni dell’occupazione americana che comunque necessita di una collaborazione a livello del già citato Nafta segnalando che molti produttori automotive e non scelgono il Messico ed anche il Canada non solo per il costo del lavoro, ma anche per la manualità e la professionalità degli operai che non sempre si riscontrano negli USA dove bisognerà quindi a rafforzare sia gli istituti di formazione sia le scuole tecniche. A livello di numeri oggi il Messico attira il 20% della produzione del Nord America attraendo più di 24 miliardi di dollari di investimenti dal 2010 ad oggi. E la capacità produttiva attuale potrà crescere di un altro 50% nei prossimi 5 anni. Ecco perché forse Donald ha vinto in Michigan! (Guido Rubagotti, InfoMotori.com)