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Uber, accordo da 100 mln: autisti freelance, non dipendenti

LOS ANGELES – Uber pagherà 100 milioni di dollari: gli autisti sono freelance, non lavoratori dipendenti. Si chiude così, con questo accordo milionario, la class action avviata da 385mila autisti di Uber negli Stati Uniti.

L’annuncio dell’intesa è stato dato dal fondatore della società, Travis Kalanick, al termine di un lungo braccio di ferro. In base all’intesa le 385mila persone che negli Usa offrono passaggi a pagamento con le proprio auto aderendo alla app Uber non sono, come volevano essere riconosciuti loro, “dipendenti” dell’azienda, ma semplici “freelance”.

Per arrivare a questa conclusione, però, la società di San Francisco ha dovuto sborsare 100 milioni di dollari. Ma dal momento che gli autisti risultano effettivamente dei freelance, potranno essere messi al bando ed esclusi rapidamente se il loro servizio non verrà ritenuto all’altezza dall’azienda.

I giudizi dei passeggeri, attraverso le cinque stelle, avranno un peso notevole, e incideranno sul destino stesso degli autisti. Come spiega Lucio Cillis sul quotidiano Repubblica, 

La media di queste valutazioni fornirà ad Uber la possibilità di bloccare il driver in caso di un giudizio medio insufficiente o di violazioni del codice di comportamento pubblicato sul sito di Uber. Lo stesso avverrà nel caso di comportamento scorretto da parte di chi guida, il linguaggio usato, le furberie adottate per effettuare il viaggio. Tutti cambiamenti che presto vedremo arrivare anche in Europa e in Italia dove i tassisti sono sul piede di guerra.


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