Blitz quotidiano
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Aragoste, Ue contro maschi americani troppo prolifici

STOCCOLMA – Battaglia delle aragoste tra Unione europea e Stati Uniti. I maschi americani sono troppo prolifici e la Ue ha qualcosa da ridire. Tutta una questione di chele e di chi ce le ha più grosse: le aragoste americane (Homarus americanus). E per questo motivo quando vengono messe in un ambiente insieme alle aragoste europee (Homarus gammarus) gli esemplari femmine ne scelgono gli esemplari maschi per accoppiarsi. Portando così al rischio di estinzione la specie europea.

La lotta per cercare di bloccare le aragoste americane parte dalla Svezia, come spiega Luigi Grassia su La Stampa: 

Un rapporto di 89 pagine dell’Agenzia svedese per la tutela del mare lancia l’allarme: i maschi di aragosta di origine nordamericana (Homarus americanus) hanno le chele più grandi di quelli europei (Homarus gammarus); perciò se in un allevamento europeo di aragoste vengono inseriti dei maschi nordamericani, le femmine europee si accoppiano solo con quelli, le specie si ibridano e in quattro e quattr’otto la varietà europea scompare. E ormai non è più solo un problema di allevamento in vasche, che sarebbe arginabile, perché già diverse aragoste americane sono state catturate in alcune baie della Scandinavia dove vivevano libere. Scappate chissà come, o liberate di proposito.

La Svezia ha così proposto alla Commissione europea di valutare un blocco totale dell’import di aragoste americane vive in Europa, in quanto si tratta di “specie invasiva”. La Norvegia, nel frattempo, non facendo parte dell’Unione europea ha potuto già imporre il bando totale e ha persino messo delle taglie sulle aragoste americane catturate nei suoi fiordi. E l’idea è stata immediatamente ripresa dalla Svezia, dal momento che per questo non serve il via libera dell’Unione europea.

Sottolinea Grassia:

Tutta la faccenda potrebbe sembrare di nicchia, e invece sono in gioco molti soldi: secondo il Wall Street Journal l’importazione in Europa di aragoste vive nordamericane corrisponde addirittura a 250 milioni di euro all’anno, e il primo Paese acquirente è proprio l’Italia, seguita da Spagna, Francia e Gran Bretagna.

Gli americani, ovviamente, non l’hanno presa bene. I produttori del Massachusetts hanno scritto una lettera al segretario di Stato John Kerry perché difenda i loro diritti, citando anche uno studio americano che sostiene che le dimensioni delle chele non contino così tanto nell’accoppiamento tra aragoste. Ma per Bruxelles, al momento, resta tutta una questione di dimensioni.

 

 


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