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Unicredit cede 10% Fineco Bank. Parte cura Mustier

MILANO – Unicredit si prepara alla cura di Jean Pierre Mustier. Il nuovo Ceo spinge da subito sull’acceleratore con l’avvio di una profonda revisione che riguarderà tutte le principali aree della banca. L’obiettivo è ottimizzare, senza indugio, la dotazione di capitale. Per questo nella strategia, qualora si presentasse l’occasione, si punterà anche a valorizzare gli asset che sono in portafoglio.

Una mossa in questa direzione, seppur targata ancora Federico Ghizzoni, riguarda la cessione di un altro 10% di Fineco (valore circa 350 milioni considerando l’attuale capitalizzazione di circa 3,5 miliardi, ovvero 7 punti base in più su Cet1) con un processo di vendita sul mercato accelerato. Cresce così il flottante della controllata che passa dal 34,5 a circa il 44,5% circa.

Un altro dossier, cioè quello dell’integrazione tra Pioneer e l’asset management di Santander, sarebbe invece – secondo quanto raccolto dal Financial Times – in procinto di saltare a causa dell’effetto Brexit. Sul tema però Mustier rassicura: “stiamo lavorando che per cercare di andare avanti nella transazione”.

Il banchiere francese, scuola Socgen (dove è stato per oltre vent’anni), e che ha passato gli ultimi due anni al fondo Tikehau Capital, è abituato alle sfide. Lo sa bene il presidente Giuseppe Vita che, presentandolo alla stampa, dice: “abbiamo trovato un candidato esterno ed interno che soddisfa tutte le caratteristiche che cercavamo”. Il neo A.d nel disegnare la sua strategia dedica un attenzione specifica, oltre al capitale, ad un’aggiuntiva riduzione dei costi, al cross-selling fra le diverse entità del gruppo e, soprattutto, all’ulteriore miglioramento della disciplina nella gestione del rischio.

L’Italia è al centro di questo processo. La rivisitazione della rete retail e la conseguente digitalizzazione dei servizi, già in atto, continueranno a ritmo sostenuto, con un focus crescente sulla gestione della relazione con la clientela per far leva sui nostri punti di forza distintivi. Nel Corporate Banking è già in corso una focalizzazione crescente sui grandi attori italiani dell’export globale, sulle medie aziende più dinamiche e sui settori imprenditoriali in espansione.

Asset strategici quali la tedesca Hvb, il Centro Est Europa ed il Corporate Investment banking proseguiranno nel loro sviluppo, aumentando, ovunque possibile, cross-selling e sinergie pur mantenendo un grande impegno nel garantire l’efficienza dei processi e l’ottimizzazione degli Rwa. Tutti gli asset saranno soggetti alla stessa attenta gestione e sarà  valutata ogni opportunità di generazione di valore incrementale, potenzialmente anche attraverso dismissioni. Ora dunque l’attenzione è su gioielli come Bank Pekao (qualcuno ha ipotizzato il 20% in vendita), di cui il gruppo controlla circa il 50%.

Ma anche turca Yapi kredi. Entrambi incidono sull’utile del gruppo per almeno il 40%. Un’uscita dalla Polonia aggiungerebbe 90 punti base al Cet1 così così come dalla Turchia ma questo porterebbe, spiegano gli analisti, anche ad un 25% di sacrificio sui ricavi. Il lavoro di Mustier è comunque solo all’inizio. L’attesa del mercato, dopo le prime indicazioni arrivate oggi, è sull’entità dell’aumento di capitale (tra 5 e 9 miliardi le stime). Per il manager francese sarà dunque un’estate di lavoro, anche in previsione di un nuovo piano industriale i cui contorni sembrano già però disegnati.