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Urbano Cairo scalerà Rcs? Sarebbe la salvezza per La7, ma…

MILANO – Urbano Cairo diventerà padrone del Corriere della Sera oppure il Sistema, che da anni regge il co-primo quotidiano italiano con la logica del condominio, non lo farà passare?

Per Urbano Cairo, uno dei pochi editori puri sopravvissuti in Italia, e anche uno dei più bravo e coraggiosi (mentre tutti aumentano i prezzi lui ha lanciato il suo settimanale Dipiù a 1 euro, affidandolo al più bravo giornalista che oggi ci sia su piazza, Sandro Mayer), sarebbe un doppio en-plein. Diventerebbe il padrone, non l’editore o il presidente del giornale di Milano e della Lombardia, dove nell’ultimo secolo si sono decisi i destini d’Italia, impresa che al suo mentore e modello Berlusconi non è mai riuscita. Troverebbe uno sbocco per la sua televisione La7, le cui perdite, oggi coperte dalla dote di Telecom quando gliela ha ceduta, sarebbero assorbite dai miglioramenti dei conti della Rcs, non solo per le azioni che lo stesso Cairo svilupperà ma anche per un fatto inerziale, in quanto spariranno le perdite contabili registrate nel bilancio 2015 da svalutazioni come quella dei libri che sono uniche e irripetibili.

Il cammino di Urbano Cairo non sembra però così in discesa come alcuni pensano. Domenica, a botta calda, dopo il lancio della Ops di Urbano Cairo, il Sole 24 Ore affermava perentorio che

“i soci storici di Rcs dicono no all’offerta di Urbano Cairo partendo da un assunto preciso: la proposta non è congrua e Cairo Communication non è dimensionalmente e idealmente paragonabile alla società che edita il Corriere della Sera.

Martedì, Andrea Secchi ha scritto su Italia Oggi:

“L’offerta pubblica di scambio di Urbano Cairo su Rcs è stata «lungamente meditata ed è molto vantaggiosa», per questo oggi non ha senso parlare di possibile rialzo per convincere i soci o di pagamento in contanti oltre che in azioni Cairo Communication in cambio di titoli di Via Rizzoli.

L’editore e patron del Torino Calcio ieri ha spiegato più volte che la valutazione che lui e i suoi hanno dato del gruppo del Corriere della Sera è più che adeguata se confrontata al valore riconosciuto dal mercato al gruppo Espresso: «Noi stiamo valutando Rcs 285 milioni di euro, più 487 milioni di debito, 772 milioni in totale, da cui dobbiamo togliere i 90 milioni di Rcs Libri», spiega Cairo a ItaliaOggi. «Sono circa 700 milioni, mentre l’Espresso ne capitalizzava 370, anche se oggi è un po’ aumentata. Rcs ha delle belle cose al suo interno, ma anche l’Espresso ce le ha: il Corriere è il più bel giornale in Italia, ma anche Repubblica ha grande valore. Rcs ha la Gazzetta, ma di là ci sono i 14 quotidiani locali, al netto di Stampa e Secolo XIX la cui fusione non è stata ancora definita. Qua ci sono periodici e così all’Espresso. Poi Rcs ha la Spagna ma dall’altra parte c’è la radio. Eppure l’offerta che noi facciamo per Rcs non è il doppio ma quasi. E comunque il mercato è sovrano, chi decide tutto è il mercato».

Detto questo, Cairo non entra nei particolari su cosa intenda fare dei singoli asset del gruppo e di come ha pensato l’integrazione con la sua Cairo Communication, La7 in primis. In particolare non si esprime sulla Spagna che molti hanno dato per destinata alla vendita: «Non posso dire ora cosa intendiamo fare con la Spagna prima di presentare tutto nel documento sull’offerta. La Spagna è un asset del gruppo, ci sono giornali importanti, due frequenze per canali tv, è una realtà articolata con 330 milioni di fatturato. Figuriamoci se uno non deve guardarla con la massima attenzione per estrarne tutte le potenzialità».

Di sicuro si sa che Cairo, se la sua offerta andrà in porto, entrerà con un piano di efficienze in Rcs e taglierà i costi come ha fatto con La7, risanandola in tempi record. Ma una cosa è La7, altra sono il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport e in generale un gruppo articolato come Rcs. «Io credo che si possa fare un buon lavoro», ribatte Cairo, «non dimentichiamo che nel taglio dei costi a La7 ho altamente rispettato il valore e la qualità dei programmi. Il valore di Crozza, di Otto e mezzo, il Tg di Mentana, Formigli. Ho anzi aggiunto un programma importante come DiMartedì. Non ho mai fatto cose dove ho tagliato peggiorando la qualità delle trasmissioni. Uno cerca di recuperare sprechi che ci possono essere dappertutto. E quando ho fatto questo ho avuto spesso la disponibilità della gente, perché nelle aziende trovi persone nella stragrande maggioranza di qualità. La gente non ama sprecare le cose».

Fra le condizioni dell’offerta pubblica di scambio c’è anche una sorta di moratoria delle banche, che fino alla fine del prossimo anno si devono impegnare a non richiedere indietro i propri crediti, eccettuati gli importi relativi alla vendita di Rcs Libri. Anche questo uno scoglio da superare, ma necessario, secondo l’editore, per lavorare su un intero anno al piano che ha in mente: «Valuteranno loro se questa soluzione può essere interessante», e anche in questo caso, come sul tema della valutazione di Rcs, Cairo sottolinea di aver fatto una proposta «trasparente e di mercato»: «Non è un’opa ostile, non faccio un’operazione in cui mi prendo il 5% dell’azienda, ne estraggo tutto quello che c’è di buono e ne beneficio solo io. Se tu vecchio azionista vuoi rimanere noi ne siamo felici, dei buoni risultati gioverai anche tu». Una trasparenza riconosciuta anche da un concorrente come Ernesto Mauri: «Mi piacciono le operazioni trasparenti, belle, pulite e aperte», ha detto l’a.d. di Mondadori, «e mi piace quando chi le fa è un esperto del settore». E il mercato, intanto, ha fatto balzare ieri del 28,79% le azioni della casa editrice, a 0,586 euro, mentre la Cairo Communication è salita di oltre il 2% a 4,822 euro”.

De Agostini smentisce interesse su dossier Rcs. Mercoledì 13 aprile, nuova puntata su Italia Oggi. Che dà conto delle contromosse al tentativo di scalata di Cairo. In particolare è degna di nota la smentita di De Agostini che una seconda volta (dopo l’annuncio del disimpegno Fca-Fiat da Rcs) mette a tacere i rumors di un suo coinvolgimento, appoggiata da soci come Mediobanca che non vedono di buon’occhio l’operazione Cairo.

Un portavoce ha dichiarato che “non siamo interessati a Rcs: il quotidiano non è il nostro mestiere. La nostra società editrice è una cosa piccola rispetto alle altre attività di business nelle quali si è sviluppato il gruppo”. Oltre a De Agostini, si sono fatti nomi di Vincent Bolloré impegnato già nella costruzione di un polo media internazionale che è iniziata con l’alleanza con Mediaset, e quello di Caltagirone.