Economia

Veneto Banca dice sì a Spa, pesa la paura commissariamento

Veneto Banca dice sì a Spa, pesa la paura commissariamento

Veneto Banca dice sì a Spa, pesa la paura commissariamento

VERONA – L’assemblea dei soci, con un netto 97%, dice sì alla trasformazione in società per azioni di Veneto Banca. Un consenso espresso con 11.102 voti su 11.430, comprese le deleghe, che racchiude speranze ma anche paure, come quella di veder commissariato l’istituto. “Ci sono tutti i miei soldi, non voglio che la banca vada in fallimento” dice una socia. L’Ad Cristiano Carrus prima del voto si è rivolto ai soci usando parole che hanno fatto breccia e chiesto a di non gettare benzina sul fuoco. L’assemblea ha risposto.

Per Veneto Banca è la fine di una storia di riunioni oceaniche con la regola di “una testa un voto”. Dopo il sì all’aumento di capitale per un miliardo, il prossimo passo, in primavera, lo sbarco in Borsa. Ancora non è chiaro quale possa essere il valore dell’azione. Quello del diritto di recesso è stato fissato a 7,3 euro (non esercitabile per mancanza di capitale) ben lontano dal picco di 40 euro del 2012 ma a questo potrebbe dover essere applicato uno sconto per invogliare gli investitori dopo il roadshow. Il ‘D-day’ per l’istituto di Montebelluna è cominciato di buon mattino con l’arrivo dei primi soci: colonne di auto e pullman hanno intasato il traffico attorno a Venegazzù di Volpago di Montello, dove è stata eretta la tensostruttura. Si aspettavano 7-8mila persone, forse sono arrivati un migliaio in meno.

Chi pensava a un’assemblea infuocata, a rischio di possibili esuberanze non solo verbali, ha dovuto ricredersi. Imponente il servizio d’ordine, più che corretto lo svolgimento della riunione. Sul piano della cronaca, iniziative di volantinaggio agli ingressi e dichiarazioni accese in platea o sul palco dal fronte dei no. Niente di più. Applausi sono arrivati dalla maggioranza dei presenti – in sala anche il governatore veneto Luca Zaia e il sottosegretario Enrico Zanetti – quando Carrus ha toccato le corde del contenimento dei costi, della vendita delle auto blu e del jet privato acquistato negli anni d’oro della banca. Battimani per il presidente Pierluigi Bolla che ha ribadito la volontà di perseguire, con un team di legali, l’individuazione degli eventuali elementi utili a promuovere un’azione di responsabilità verso “alcuni dirigenti”, possibili responsabili della “mala gestio del passato”.

A Carrus è toccato il compito di spiegare le ragioni tecniche per le quali la vigilanza ha di fatto posto l’aut-aut al gruppo di Montebelluna: o il percorso di trasformazione in Spa con successiva ricapitalizzazione e quotazione in Borsa si concretizza o la Bce sarà costretta ad intervenire chiedendo il commissariamento. Alternative, è spiegato a nella lettera ricevuta dalla dirigenza e firmata dalla responsabile della vigilanza europea, Daniele Nouy, non paiono esservene. Veneto Banca, ha sottolineato Carrus, “da tempo non ha capitale sufficiente. C’è bisogno di colmare questa carenza prima possibile, una volta per tutte, non si può andare ogni sei mesi con il cappello in mano a chiedere i soldi alla gente”. Ma attenzione a confondere il caso di Montebelluna con quelli di Etruria, Marche, Chieti e Ferrara: “questa banca ha numeri, potenziali e capacità di poter resistere ancorché qualcuno ogni tanto lo metta in dubbio e non mi riferisco alle autorità nazionale”.

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