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Premium, Vivendi accusa Mediaset: “Cifre gonfate”. Fininvest: “Non scherziamo”

MILANO – Vivendi non svela tutte le carte sul mancato acquisto di Premium, ma comincia a chiarire la sua strategia futura: le cause civili intentate da Mediaset e da Fininvest rischiano di avere tempi lunghissimi, mentre un mancato giudizio Antitrust potrebbe far decadere il contratto. I francesi accusano: “conti aumentati artificialmente”.

Ma Mediaset e Fininvest mantengono la loro posizione: prima si onora il contratto, poi si discute. Senza avviare una ‘contro-causa’ e in attesa che i pontieri tra i due gruppi (soprattutto Tarak Ben Ammar in ambiente Mediobanca, dove l’accordo sulla pay tv fu trovato) facciano il loro lavoro, il gruppo francese qualcosa di concreto comunque lo ha deciso: in casa propria, dove tutti i problemi sono nati portando Vincent Bolloré a tentare di rinegoziare un contratto sul quale sa di avere pochi spazi dal punto di vista legale.

Dopo un altro semestre finanziariamente difficile, con un risultato operativo negativo per oltre 100 milioni, per le attività francesi di Canal+ è infatti in corso un forte taglio dei costi, da 300 milioni da qui al 2018. L’ambizione di Vivendi di creare un polo di produzione e distribuzione radicato nell’Europa ‘latina’, di cui l’Italia sia un Paese importante, “rimane la stessa” anche dopo i dissidi con Mediaset, afferma l’amministratore delegato del gruppo francese, Arnaud de Puyfontaine.

Vivendi insiste che, in base all’audit condotto da Deloitte e dalle proprie analisi sui conti di Mediaset Premium, “le cifre fornite prima della firma non sono realistiche e posano su una base aumentata artificialmente”. I francesi pensano anche che la prima udienza della causa avviata da Mediaset “non si terrà prima del 27 febbraio 2017″ e che se l’Antitrust europeo non dovesse dare il suo parere a litigio in corso, anche il contratto che aveva previsto il closing alla fine di settembre non sarebbe più valido.

“Quanto dichiarato” da Vivendi “è destituito da ogni fondamento giuridico e commerciale” e “i dati da noi consegnati su Premium oltre un mese prima della firma sono veri, realistici e inconfutabili”, replica Mediaset, secondo il quale il termine del 27 febbraio 2017 si riferisce ai termini ‘normali’ di legge. Ma Mediaset tenterà di accelerare la discussione, con buone probabilità di riuscirci: il Tribunale di Milano non ha tempi biblici per la fissazione delle udienze di questo genere, anche se poi bisognerà studiare le memorie.

Fininvest “riafferma l’assoluta linearità e correttezza dei comportamenti suoi e della controllata Mediaset: respinge in toto perché assolutamente priva di fondamento la ricostruzione dei fatti diffusa da Vivendi”. Secondo la holding dei Berlusconi è “a dir poco stupefacente che Vivendi, il cui scorretto e inaccettabile comportamento è all’origine di quanto sta avvenendo, abbia l’ardire di indossare i panni del danneggiato”.

Nella ultima puntata della vicenda Premium, con nuove accuse e recriminazioni da entrambe le parti, sono partiti i francesi, con una nota di fuoco al termine del loro cda: non solo le cifre fornite da Mediaset su Premium prima della firma dell’accordo «non sono realistiche e si fondono su basi artificialmente aumentate», ma gli attacchi mediatici «bruscamente lanciati» da Mediaset e Fininvest quando c’erano ancora contatti in corso «hanno leso interessi e immagine di Vivendi». ù

Mediaset risponde piccata: «Dichiarazioni destituite da ogni fondamento. I dati consegnati a Vivendi oltre un mese prima della firma sono veri, realistici e inconfutabili». Ancora più dura la replica della holding: «Fininvest trova a dir poco stupefacente che Vivendi, il cui scorretto e inaccettabile comportamento è all’origine di quanto sta avvenendo, abbia l’ardire di indossare i panni del danneggiato».

Se nel comunicato i francesi danno l’impressione di non essere poi molto spaventati dai ricorsi legali già depositati da Mediaset e Fininvest, le parole dell’ad Arnaud de Puyfontaine fanno pendere l’ago della bilancia verso chi crede che un accordo alla fine si troverà. Il numero uno di Vivendi, uomo in totale sintonia con il maggiore azionista Vincent Bollorè, nella conference call con gli analisti sottolinea che l’ Italia resta fondamentale nella strategia del gruppo: «Abbiamo l’ambizione di costruire una strategia latina e l’ Italia, in questo ambito, resta un Paese chiave. (…) Vivendi è una società che dice quello che fa e fa quello che dice. La sua reputazione sul rispetto degli impegni non può essere messa in dubbio».

Nel ragionamento i francesi inseriscono anche altre due elementi per tentare di addolcire Mediaset. Insistere sulle via legali non conviene, le cause civili rischiano di avere tempi lunghissimi: la prima udienza della causa intentata da Mediaset – prevedono – «non si terrà prima del 27 febbraio 2017». E poi c’è il rischio che il «contratto diventi nullo» a causa del mancato via libera dell’Antistrust europeo entro il 30 settembre, data fissata per il closing dell’operazione, visto che la Commissione europea «non accetterebbe di istruire formalmente un dossier mentre le parti ancora discutono sui loro punti di divergenza».
Il gruppo Vivendi ha chiuso il primo semestre con un utile netto pari a 911 milioni di euro, in calo del 54,2% rispetto ai 1,991 miliardo dello stesso periodo dell’anno precedente. L’utile operativo adjusted (Ebita) è stato pari a 387 milioni di euro, in calo del 25%. Il fatturato è stato pari a 5,044 miliardi di euro, in calo dello 0,9% rispetto al primo semestre del 2015.