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Volkswagen: 1,58 mld rosso. Accantonati 16,2 per Dieselgate

ROMA – Wolkswagen ha chiuso il 2015 in rosso, con una perdita netta di 1,58 miliardi di euro e di conseguenza ha tagliato il dividendo a 17 centesimi per azione. Effetti del Dieselgate, lo scandalo della frode per truccare i valori delle emissioni nocive dei motori, che ha costretto il gruppo a un maxi-accantonamento da 16,2 miliardi per far fronte agli oneri. Le azioni perdono il 6,1% in Borsa.

Il fatturato del gruppo è salito l’anno scorso a 213,3 miliardi di euro con un +5% rispetto ai 202,5 miliardi del 2014 e un risultato operativo rettificato di 12,3 miliardi, in lieve calo rispetto ai 12,7 miliardi dell’anno precedente. Ma a pesare è sempre l’accantonamento: il risultato operativo è anch’esso in perdita per 4,1 miliardi. Nonostante i conti in rosso la casa di Wolfsburg proporrà all’assemblea dei soci il pagamento di un dividendo, quasi simbolico, di 0,11 euro per ogni azione ordinaria e 0,17 per le privilegiate: erano rispettivamente 4,8 e 4,86 euro l’anno scorso.

Secondo quanto riporta Il Wall Street Journal per l’anno in corso Volkswagen prevede ricavi in calo fino al 5% “sia per effetto cambi che per il dieselgate”, anche se le consegne complessive dovrebbero essere intorno al livello del 2015.

Il 16,2 miliardi vanno ad aggiungersi ai 6,7 miliardi di dollari che la Volkswagen aveva messo da parte per coprire i richiami e le riparazioni dei veicoli colpiti dallo scandalo delle emissioni. Era una cifra destinata a gonfiarsi man mano che lo scandalo si è diffuso a macchia d’olio. La casa automobilistica conta di coprire col nuovo accantonamento a due cifre i risarcimenti, le riparazioni e le spese legali fino ad oggi. L’inchiesta interna affidata allo studio legale americano Jones Day dovrebbe concludersi “entro il quarto trimestre di quest’anno”.

Intanto negli Usa, almeno per ora il caso del Dieselgate è chiuso. Volkswagen ha trovato l’accordo con le autorità statunitensi ed evitato così il processo. L’intesa, raggiunta con l’agenzia federale per l’ambiente (Epa), prevede il risarcimento per circa 500 mila proprietari di veicoli diesel del gruppo tedesco, quelli che sono stati ingannati dall’azienda sui livelli di inquinamento delle proprie vetture e danneggiati dalle irregolarità scoperte nel sistema di controllo delle emissioni.

Il testo dell’accordo è stato consegnato nelle mani del giudice federale di San Francisco Charles Breyer. Lo stesso magistrato ha spiegato in particolare che il piano prevede due opzioni per gli automobilisti coinvolti: o ridare indietro le automobili irregolari o farle riparare gratuitamente, modificare in modo che siano conformi alla legislazione americana anti-smog. Coloro che avevano l’auto in leasing, poi, potranno cancellare il contratto.

L’accordo prevede anche l’istituzione di un fondo anti-inquinamento, destinato a finanziare misure di protezione dell’ambiente. Insomma, attraverso questa intesa la casa tedesca cerca anche di riacquistare un po’ di quella credibilità perduta con lo scandalo. Uno scandalo destinato comunque a costare molto caro al gruppo di Wolfsburg. Perché se è vero che Volkswagen negli Usa ha rischiato fino a un massimo di 18 miliardi di dollari di multa, nella realtà deve comunque tener conto di un esborso straordinario. Gli analisti hanno stimato che la Volkswagen a causa del dieselgate potrebbe arrivare a pagare complessivamente decine di milioni di dollari in multe, costi per le riparazioni e accordi come quello raggiunto negli Usa. Solo il costo dell’operazione di riacquisto di tutte le auto coinvolte nello scandalo si aggirerebbe sugli oltre 7 miliardi di dollari.


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