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Voluntary disclosure bis in manovra? Per Bersani degna di Fabrizio Corona

ROMA – Voluntary disclosure bis in manovra? Per Bersani degna di Fabrizio Corona. A dividere il Pd ci si mette anche la voluntary disclosure. La seconda edizione dell’operazione di rientro dei capitali, che ha fruttato nella sua prima versione 4 miliardi di entrate e che il governo si appresta a rispolverare come copertura della prossima manovra finanziaria, non convince la minoranza dem e lascia interdetto Pier Luigi Bersani, pronto ad un nuovo attacco dopo quello sul referendum.

Senza peli sulla lingua, Bersani paragona su Facebook la voluntary bis ad “una specie di amnistia a pagamento”, degna di Fabrizio Corona, che nel caso, aggiunge, “potrebbe candidarsi a sottosegretario”. Parole che suonano come un’offensiva in piena regola e che interpretano molti malumori parlamentari, compresi quelli di chi teme che, inserendo il rientro dei capitali tra le risorse della manovra, il governo sia costretto a ricorrere ad una nuova clausola di salvaguardia.

Per prevedere a priori con esattezza il gettito dell’operazione bisogna infatti ricorrere proprio a delle stime, per quanto affidabili. Ma senza certezze matematiche l’Europa potrebbe opporre resistenza, chiedendo appunto di inserire, per quanto formalmente, una salvaguardia. Eventualità oggi vietata dalla nuova legge di bilancio. Nei due rami del Parlamento, gli animi potrebbero quindi scaldarsi, anche se non è escluso che anziché di clausola si possa parlare di una sorta di rafforzamento delle coperture che potrebbe aggirare, altrettanto formalmente, il problema vero e proprio.

Critiche o meno, il provvedimento, conferma il viceministro all’economia Enrico Zanetti, è ormai “in rampa di lancio”. Ragionevolmente, spiega, gli incassi saranno circa la metà di quelli raggiunti con il primo intervento. “In modo prudenziale” si parla quindi di circa 2 miliardi, che porteranno anche ad una emersione di gettito strutturale su cui le tasse verranno pagate in modo stabile, garantendo allo Stato gettito permanente.

Nello sforzo di recupero di tassazione che il governo intende mettere in campo, Zanetti cita anche l’estensione ai privati della fatturazione elettronica e la possibilità di mettere un freno alla diffusione della banconota di 500 euro che “non ha nessuna ragione di esistere”. Il viceministro assicura anche che il fondo sanitario nazionale “continuerà a crescere”, ma – secondo alcune indiscrezioni – non è escluso che possa aumentare meno del previsto, ovvero di un solo miliardo rispetto ai due previsti.

Contemporaneamente potrebbe però riaprirsi la pagina della delega fiscale, rimasta incompleta nella riforma del catasto e delle Agenzie fiscali, comprendendo in un collegato al ddl di bilancio anche l’abolizione di Equitalia agognata da Renzi. Sui grandi numeri della manovra che, secondo Matteo Renzi, verrà chiusa tra stasera e domattina, si sono però scatenate su Dagospia voci anche di un ipotetico stop da parte del Quirinale, scettico di fronte alla mancata riduzione del deficit strutturale e al conseguente rinvio del pareggio di bilancio, ormai principio costituzionale.

“Ipotesi prive di fondamento”, le ha definite il Colle, mettendo fine alle speculazioni. Domani intanto, proprio al Quirinale, ci sarà la tradizionale colazione di lavoro in vista del Consiglio europeo del 20 ottobre. Presente, tra i ministri interessati alle tematiche del vertice, anche Padoan. Potrebbe essere un’occasione per presentare al presidente gli ultimi aggiustamenti della manovra che dopo il Cdm finirà al Colle che la trasmetterà alla presidenza della Camera per l’esame.