Economia

Voucher maquillage: il Governo pensa a quote, tetto a 5mila euro, comparti

Voucher maquillage: il Governo pensa a quote, tetto a 5mila euro, comparti

Voucher maquillage: il Governo pensa a quote, tetto a 5mila euro, comparti

ROMA – Voucher maquillage: il Governo pensa a quote, tetto a 5mila euro, comparti. Parte la corsa sui voucher. Da un lato, il governo prepara un nuovo intervento per limitarne l’utilizzo “improprio” e “distorto”, come ha più volte ripetuto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sottolineando che comunque la riflessione va avanti da mesi e che non sarà una operazione di “maquillage per evitare il voto” sul referendum promosso dalla Cgil.

Dall’altro lato, la stessa Cgil, dopo l’ok della Corte costituzionale al quesito (ammesso insieme a quello sugli appalti), comincia il pressing “quotidiano” perché venga definita la data in cui si andrà a votare. E sul merito conferma che non basteranno ritocchi, piccole modifiche: i voucher, come chiede il referendum, vanno aboliti. Sono “la malattia del Paese. Non possiamo aspettare che diventino un contagio insopportabile”, dice il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ospite di un videoforum su Repubblica tv.

Le modifiche allo studio. Tra le ipotesi di modifiche, quella di abbassare il tetto attualmente fissato in 7mila euro annui per il lavoratore e innalzato dai precedenti 5mila euro con il Jobs act e quella di ridurre la validità del voucher, che oggi è di 12 mesi e di portarla a 6 mesi. Un’altra possibilità di intervento, al momento ancora teorica, è la riduzione dei settori in cui poter ricorrere ai buoni lavoro. Un intervento preso in considerazione è la somministrazione del buono lavoro secondo una quota proporzionale al numero di addetti totali: in pratica un’azienda non potrà avvalersi di contrattazione occasionale se non per un numero limitato di prestatori d’opera.

San raffaele

Ma prima di concretizzare l’intervento normativo, viene confermato, si aspettano i risultati del monitoraggio che darà conto degli effetti della prima stretta già attuata dal governo ed entrata in vigore l’8 ottobre scorso (con il decreto correttivo del Jobs act si è introdotta la tracciabilità, con l’obbligo di comunicare, entro un’ora dall’inizio della prestazione, il luogo e l’ora e i dati anagrafici del lavoratore, e si sono portate le sanzioni fino a 2.400 per ogni caso).

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