Economia

Zanè, il direttore dell’azienda Roberto Brazzale: “Se fai figli ti do uno stipendio in più”

Zanè, il direttore dell'azienda Roberto Brazzale: "Se fai figli ti do uno stipendio in più"

Zanè, il direttore dell’azienda Roberto Brazzale: “Se fai figli ti do uno stipendio in più”

VICENZA – Se fai figli, l’azienda ti dà uno stipendio in più. Questo l’incentivo che Roberto Brazzale, patron dell’omonima azienda che produce formaggi a Zanè vicino Vicenza, ha deciso di dare ai suoi dipendenti. Un bonus bebè, come scrive anche su Facebook Brazzale, per dare un segnale chiaro alle famiglie ed esprimere la sua vicinanza a chi si prende la responsabilità di procreare o anche di adottare un bambino.

Giampaolo Visetti sul quotidiano Repubblica ha intervistato Roberto Brazzale, 54 anni e padre di tre figli, che dirige la più antica azienda lattiero-casearia italiana nello stabilimento di Zanè, in provincia di Vicenza. Brazzale può contare su 550 dipendenti e ha deciso di offrire loro un bonus bebè, consapevole che per un giovane la decisione di avere un figlio oggi è difficile, non ci sono agevolazioni e crescerlo non è facile, anche economicamente parlando:

“Quando ero piccolo – dice Brazzale – in giro vedevo mamme e carrozzine. Oggi vedo solo badanti e sedie a rotelle. Per i giovani pensare ad un figlio è un problema enorme. Ma ancora non diamo un peso adeguato a quella che è una epocale tragedia collettiva”.

Poche nascite e un paese che invecchia, questa la realtà non solo in Italia ma anche nell’Unione europea. E proprio in Veneto ha registrato il record di nascite in calo:

“Mi ha colpito – dice Brazzale – il fatto che cifre tanto impressionanti non smuovano né lo Stato, né i privati. Milioni di lavoratori anche in Occidente ormai guadagnano il necessario per se stessi, ma non per realizzare i progetti famigliari. Una società così si estingue. Il ritardo del nostro parlamento nel regolare il diritto di morire con dignità è uno scandalo. Ma ancora più inaccettabile è l’assenza di un sostegno reale alla vita”.

E’ nato così il bonus per i suoi dipendenti, che hanno come requisito quello di essere in azienda da almeno due anni e di assicurare la collaborazione anche per i due anni successivi alla nascita. Il bonus sarà valido per neo mamme, neo papà e anche per chi sceglie di adottare:

“Ci rendiamo conto – dice Brazzale – che 1.500 euro in più non bastano per indurre una coppia a generare un figlio. Il messaggio culturale prevale su quello materiale ed è la fiducia nel futuro: vogliamo che i giovani che investono sulla vita si sentano a proprio agio e che non debbano preoccuparsi del lavoro”.

Nessuna burocrazia, nessuna autorizzazione, non un documento. Ai dipendenti basta comunicare la nascita, o l’adozione, per passare alla cassa ancor prima di cominciare il congedo parentale. “E anche qui – dice Brazzale – l’Italia è arretrata. Nella Repubblica Ceca la madre può occuparsi di ogni figlio per tre anni. La mia segretaria ne ha avuti due a breve distanza ed è tornata in ufficio dopo sei. Mi sembra normale, un’azienda è felice solo quando lo è chi la fa andare avanti. Ma i doveri di un imprenditore non finiscono con la garanzia dei posti di lavoro: oggi si spingono fino alla ricostruzione della società, possibile solo se il rapporto tra bambini e vecchi è equilibrato”.

 

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