Blitz quotidiano
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Zonin salvato da chi? Cattolica, Generali, Fiamm, Roi…

ROMA –  Zonin salvato da chi? Cattolica, Generali, Ferrarini, Roi… Dalle assicurazioni alle banche, dal prosciutto (Ferrarini) al vino (delle cantine Zonin) per finire con le batterie Fiamm del presidente Stefano Dolcetta e con la Fondazione Roi, rovinata dall’investimento nella Popolare di Vicenza e guidata proprio da Gianni Zonin. Se si scorre il verbale dell’assemblea del 26 marzo scorso della Bpvi che ha respinto l’azione di responsabilità verso la vecchia gestione dell’istituto berico, emergono i nomi di chi ha impedito, o quantomeno rinviato, il ‘redde rationem’ con chi ha quasi distrutto una banca e impoverito i suoi 119 mila soci.

All’assemblea sarebbe servita la maggioranza assoluta del capitale presente (meno del 10%) per far passare l’azione di responsabilità. I sì (espressi da 1.346 soci) si fermarono al 38,05%, i no (169 soci) raggiunsero il 18,6% mentre decisivi si rivelarono – tra le proteste per un cambio nelle modalità di voto deciso da Dolcetta – gli astenuti: 43,3% del capitale, espresso da 1.357 soci. Sarebbe bastato il sì di Cattolica Assicurazioni (primo socio in assemblea con l’8,96%) e delle Generali (3,61%) – entrambe astenute – per permettere all’azione di passare.

Per gli investitori istituzionali è sempre difficile esprimersi su una delibera non all’ordine del giorno. Ma non impossibile, come dimostra la Fondazione cassa di risparmio di Prato (3,55%), che non si è fatta scrupolo di correre a chiedere i danni a chi ha distrutto il suo patrimonio. Un contributo l’avrebbe potuto dare anche Banca Ifis (1,69%) o la Fiamm (0,55%) di Dolcetta, che ha preferito astenersi dopo aver invitato i soci a valutare l’opportunità di avviare l’azione mentre si preparava l’aumento di capitale da 1,5 miliardi. Tra i no spicca quelli di Luca Ferrarini, presidente dell’azienda di salumi, che in assemblea disponeva del 5,5% dei voti.

Per non parlare di quello, paradossale, della Fondazione Roi (5,1%), affidata dal marchese mecenate Giuseppe Roi all’amico Zonin, che, tuttora presidente, ha contribuito ad annientarne il patrimonio investendolo nella Vicenza. Compatta per l’ ‘assoluzione’ l’intera famiglia del banchiere, presente (per delega) in assemblea: accanto al ‘viticoltore prestato alla finanza’ (51 mila azioni), si sono schierati i figli Domenico (21 mila), Francesco (22 mila) e Michele (22 mila), la moglie Silvana (54 mila), il fratello Silvano (35 mila) e le tenute Castello del Poggio (31 mila), Ca’ Bolani (88 mila) e la Badia (18 mila).

Con le poche azioni che gli sono rimaste – è uno dei pochi fortunati che è riuscito a vendere prima del crollo – ha votato no anche la Zeta Sas (24 mila azioni) di Giuseppe Zigliotto, l’ex consigliere di Bpvi e presidente di Confindustria Vicenza, indagato con Zonin per aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza. Intanto la banca lunedì riunirà il Cda per fissare la forchetta di prezzo dell’aumento di capitale: sul mercato si teme che il prezzo possa scendere anche sotto l’euro, valorizzando il capitale residuo della banca meno di 100 milioni, con Atlante pronta a intervenire nel caso in cui il mercato disertasse l’operazione. Le ricerche degli analisti d’altra parte non sono state molto confortanti: Mediobanca, la più ottimista sul piano, ha valutato l’istituto post-aumento tra gli 1,1 e gli 1,6 miliardi.