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Enel, utili in aumento. Torna l’acconto sul dividendo. Trump non spaventa

 

ROMA – Salgono gli utili di Enel, che torna a distribuire l’acconto sul dividendo con 0,09 euro per azione. L’azienda amministrata da Francesco Starace archivia i primi nove mesi del 2016 con buone notizie per gli azionisti, che potrebbero essere ancora più soddisfatti il 22 novembre, se verranno confermate le indiscrezioni su un possibile buyback che, in occasione della presentazione dei conti, non è stato smentito.

La Borsa, però, per il momento non mostra particolare euforia e il titolo, che ha chiuso prima della diffusione dei conti, perde il 3,4%. Il gruppo elettrico ha terminato il periodo gennaio-settembre con un risultato netto in crescita del 32% a 2,757 miliardi e un utile netto ordinario di gruppo, sul quale si calcola il dividendo, a 2,7 miliardi (+2,2%).

I ricavi sono invece in flessione dell’8,1% a 51,4 miliardi e scontano il calo da vendite di energia elettrica nei mercati maturi (basti pensare che in Italia la domanda di elettricità ha registrato nel periodo una contrazione del 3,1% e un prezzo inferiore del 26%), la riduzione delle vendite di energia generata, le minori attività di trading e l’effetto cambi negativo.

Il risultato operativo, tuttavia, è salito a 7,6 miliardi (+21,9%) avvantaggiandosi, nel confronto con il 2015, delle perdite di valore sugli asset di generazione in Russia, Slovacchia e Romania dello scorso anno: a questo, in sostanza, si deve l’aumento dell’utile netto.

La performance del gruppo, come ha sottolineato l’amministratore delegato Starace, è stata insomma “solida, con continui progressi rispetto agli obiettivi strategici di gruppo”, che si traducono “in una stabile generazione di cassa e in un notevole miglioramento dell’utile ordinario al netto delle partite non ricorrenti”.  E’ su queste basi che il consiglio di amministrazione ha deciso di reintrodurre una politica di acconto sui dividendi, che aveva abbandonato a partire dall’esercizio 2012 (l’ultimo anticipo si era avuto nel novembre 2011).

In questo modo la società si allinea alle principali utilities europee, optando per questa soluzione anche in considerazione della composizione dell’azionariato, fatto in larga parte da “investitori istituzionali” che in molti casi sono guidati “essenzialmente da valutazioni inerenti la distribuzione dei dividendi, anche per quanto riguarda la relativa frequenza”.

Gli investitori guardano adesso con particolare attenzione alla presentazione del piano del 22 novembre, dove il management potrebbe dare delle risposte su un possibile buyback: “Su questo vi chiedo di aspettare circa una settimana”, ha infatti risposto il direttore finanziario Alberto De Paoli agli analisti.

Le risposte, in conference call, sono invece arrivare sugli Stati Uniti. L’Enel è stato uno dei titoli più colpiti all’indomani dell’elezione di Donald Trump, che certamente non si è dimostrato un appassionato di rinnovabili, ma il gruppo italiano “non vede nessuna maggiore sfida” nel Paese. Lo sviluppo negli Stati Uniti, infatti, è già “avvenuto in Stati a maggioranza repubblicana” e le rinnovabili “sono un grande business: la nuova amministrazione è focalizzata sui grandi business, quindi non credo potrà essere distrutto”. Gli Usa, pertanto, “restano interessanti, una delle migliori regioni in cui crescere”.