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Eni “presenza chiave in Ghana”. Incontro Renzi-Mahama

Eni presenza chiave in Ghana: ne è convinto il presidente ghanese, John Dramani Mahama, che ha sottolineato la significativa crescita delle presenza di società italiane nel Paese africano.

ACCRA – Eni presenza chiave in Ghana: ne è convinto il presidente ghanese, John Dramani Mahama, che ha sottolineato la significativa crescita delle presenza di società italiane nel Paese africano. Nel 2015 sono stati 118 i progetti di compagnie italiane nel Paese in settori che vanno dall’edilizia allo sviluppo dell’industria pretrolchimica. “La presenza chiave è quella di Eni”, ha aggiunto, che assieme ai suoi partner “sta investendo 7 miliardi di dollari nel settore degli idrocarburi. Da solo è il più grosso singolo investimento in questo Paese”, ha sottolineato Mahama a pochi giorni dall’incontro con il premier Matteo Renzi e l’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi.

“Per noi l’Africa è una grande opportunità in termini di cooperazione allo sviluppo che stiamo potenziando e anche in termini di investimenti. L’Eni ha firmato qui in Ghana accordi fino al 2036 e per il nostro settore agroalimentare ci sono grandi occasioni”. Così Renzi ha sottolineato, al termine del suo intervento davanti al parlamento ghanese, gli investimenti delle imprese italiane “grazie ad una strategia di medio-lungo periodo che abbiamo avviato in Africa”.

“L’Italia deve continuare ad investire in progetti comuni e noi siamo pronti. Sono qui in Africa con una delegazione tra cui l’Eni con Claudio Descalzi per dare un messaggio di buone relazioni e amicizia tra i nostri paesi”, ha continuato Renzi. “I leader dei nostri paesi – ha aggiunto Renzi – ci chiedono di parlare non solo di immigrazione ma delle possibilità di investimento in Africa. Noi siamo pronti”.

“Per lungo tempo i popoli europei non hanno considerato l’Africa come una opportunità ma solo come un problema. Ma le relazioni tra Europa e Africa rappresentano una grande opportunità”, ha detto Renzi, accompagnato nel viaggio dal vice ministro con delega alla cooperazione, Mario Giro. L’obiettivo è quello di arrivare al consiglio dell’Onu di settembre e al G7 che si terrà in Italia il prossimo anno, con il titolo di primo Paese per investimenti in cooperazione. Perche’ ben vengano i tre miliardi di contributi alla Turchia sull’immigrazione, ma non è così che si risponde ad un fenomeno destinato a durare per anni.

“L’Unione Europea è nata per cambiare insieme lo stato delle cose. Abbiamo un sacco di sfide davanti, dal terrorismo ai diritti umani. Dobbiamo concentrarci insieme su una strategia differente che possa cambiare il mondo”, sono state le parole di Renzi al Parlamento ganese. In attesa di ritrovare la perduta unita’ e mettere a punto una strategia europea, l’Italia non si ferma e stringe una serie di accordi sulla sicurezza, memorandum di cooperazione tra forze di polizia siglati dal capo della polizia, Alessandro Pansa assieme agli omologhi nigeriano e senegalese e che verranno replicati a breve anche con Ghana e Costa d’Avorio. Un sistema che permette di intesa con i paesi di provenienza dei migranti un piu’ facile riconoscimento di chi non ha titoli per stare in Italia e, di conseguenza, facilitare i rimpatri. Certo, il nodo principale rimane la situazione in Libia.

Al presidente del del consiglio è stato spiegato, nel corso del suo viaggio, come sono in molti a partire per il Mali e la Libia nella speranza di approfittare del caos che regna in quei paesi per imbarcarsi verso le coste italiane e greche. Le notizie che arrivano dalla Libia non lasciano sperare in una rapida soluzione. I toni del segretario di stato americano John Kerry sembrano riaprire alla possibilita’ di un intervento militare. Al governo italiano, al momento, non sono arrivate richieste pressanti e la vicenda continua ad essere seguita con attenzione e non senza preoccupazione.