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Eni, rating perde classe A per crollo del greggio

ROMA – Il crollo del greggio, dopo i conti, colpisce anche il rating di Eni che, per la prima volta nella sua storia, perde la ‘classe A’. Standard & Poor’s taglia il giudizio sul colosso petrolifero di un gradino, da A- a BBB+ con outlook stabile e conferma A-2 sul debito a breve termine. Mentre Moody’s lo abbassa da A3 a Baa1. “La decisione – spiega S&P – risulta essere stata presa principalmente a seguito dell’abbassamento dello scenario dei prezzi del petrolio assunto dall’agenzia per le sue valutazioni”. I bassi prezzi “avranno un effetto negativo duraturo sul merito creditizio di Eni, nonostante la recente riduzione del debito a seguito del deconsolidamento di Saipem”.

L’andamento debole del petrolio, oggi sotto i 40 dollari sia con il Wti che con il Brent, ha già costretto il gruppo a chiudere il 2015 con un rosso di 8,82 miliardi di euro a causa sostanzialmente delle “svalutazioni indotte dallo scenario petrolifero”. L’outlook stabile – secondo S&P – “riflette la nostra previsione che il merito di credito di Eni migliorerà gradualmente nel 2017-2018 grazie ad alcuni miglioramenti nel prezzo del petrolio, e come risultato di questo il flusso di cassa disponibile dovrebbe ridursi. Prendiamo anche in considerazione i costi operativi del Gruppo relativamente bassi e la previsione di una produzione più forte dei concorrenti, così come decisive azioni del management come il taglio dei costi e l’impegno a limitare l’aumento del debito attraverso dismissioni e un programma selettivo di spese in conto capitale”.

Da parte sua Moody’s sottolinea che il downgrade riflette il più debole cash flow, i rischi di esecuzione sulla vendita degli asset e quelli sulla crescita della produzione nei prossimi 2-3 anni. Ma tiene anche in considerazione la flessibilità delle spese di capitale in un contesto di bassi prezzi di greggio e gas. “Eni ha ridotto il dividendo di circa il 28% nel 2015 sulla base dell’outlook di più bassi prezzi del petrolio e ha confermato il dividendo del 2016 allo stesso livello – dice Moody’s – Riteniamo questa una mossa positiva in un contesto di prezzi bassi” come quello attuale. L’outlook stabile “riflette il solido posizionamento” e Moody’s ritiene che anche se ci sono rischi di esecuzione legati alla vendita di asset, Eni riuscirà a portare a termine i suoi piani.

Il titolo Eni ha sofferto parzialmente la decisione delle due agenzie di rating, con una flessione del 2,38% a 13,15 euro, superiore al calo registrato dal listino milanese e sostanzialmente in linea con l’andamento di altri titoli del comparto. Debole Saipem, il peggiore di giornata tra i titoli a elevata capitalizzazione di Piazza Affari, che ha perso il 5,53% a 0,34 euro. Più delicato il tema delle obbligazioni, che secondo alcuni analisti ora sono diventate troppo costose per un rating BBB+: non a caso Kepler Chevreaux ha portato la sua raccomandazione da hold (tenere) a sell (vendere).