Energia

Eni riduce le perdite: nel 2016 il rosso scende a 1,4 miliardi

Eni riduce le perdite: nel 2016 il rosso scende a 1,4 miliardi

LONDRA – L’Eni riduce le perdite e chiude il 2016 con un risultato netto in rosso per 1,464 miliardi, contro il rosso di 8,778 miliardi del 2015, e con risultato adjusted sostanzialmente piatto a -340 milioni. Lo riferisce una nota del gruppo petrolifero emessa dopo il Consiglio di amministrazione che ieri, martedì 28 febbraio, ha approvato i risultati consolidati dell’esercizio e del quarto trimestre 2016 (non sottoposti a revisione contabile).

Nel quarto trimestre il gruppo petrolifero registra un utile di 340 milioni e un utile netto adjusted di 459 milioni, mentre l’utile operativo adjusted è stato di 1,286 miliardi, più del doppio del quarto trimestre 2015 (+652 milioni su base standalone), beneficiando principalmente della performance della divisione esplorazione e produzione che, con 1,40 miliardi di Ebit, ha più che raddoppiato il risultato rispetto al quarto trimestre 2015.

Questo trend, si legge nella nota, riflette innanzi tutto l’effetto delle azioni di efficienza e ottimizzazione (+0,7 miliardi) e solo marginalmente della ripresa dello scenario petrolifero (+13,2% per il riferimento Brent), che non ha ancora interessato i prezzi del gas. I minori proventi non ricorrenti del gas and power compensano parzialmente l’effetto complessivo.

Nel quarto trimestre 2016 il gruppo è tornato in utile (su base adjusted) con 459 milioni dopo cinque trimestri penalizzati dalla crisi petrolifera. Per quanto riguarda l’anno, l’utile operativo adjusted è a 2,32 miliardi, in flessione del 48%, a causa principalmente dello scenario (-3,3 miliardi) e della Val d’Agri. I minori costi e le azioni di efficienza e di sviluppo messe in atto per contrastare lo scenario hanno portato un beneficio di 1,7 miliardi.

Tornando al quarto trimestre, la generazione di cassa operativa si attesta a 3,2 miliardi, mentre nell’anno è pari a 8,3 miliardi, in grado di finanziare il 95% degli investimenti in uno scenario Brent a 44 dollari al barile. L‘indebitamento finanziario netto è stato ridotto a 14,8 miliardi.

Tra i vari settori di attività, la chimica registra un utile netto adjusted di 419 milioni e “conferma il progresso nella ristrutturazione del business”. Per il gas and power, che è ancora in perdita, è infine confermato il target di breakeven strutturale nel 2017 grazie anche alla rinegoziazione di contratti gas e alla riduzione dei costi di logistica già conseguita.

Nel 2016 l’Eni ha scoperto risorse per 1,1 miliardi di barili a un costo di esplorazione unitario di 0,6 dollari al barile. Le risorse esplorative scoperte negli ultimi 3 anni ammontano a 3,4 miliardi di barili, per un costo unitario di 1 dollaro al barile. La produzione si è attestata a 1,76 milioni di barili al giorno su base annua, in linea con il 2015 nonostante il fermo in Val d’Agri; nel trimestre la produzione è pari a 1,86 milioni di barili al giorno (-1,5%).

Il livello produttivo, spiega l’Eni, è stato penalizzato dall’interruzione delle attività produttive in Val d’Agri (nel confronto su base annua) nonché dal recupero nel 2015 dei crediti per investimenti vantati verso l’Iran.

Lo start-up di nuovi giacimenti e il ramp-up di quelli avviati nel 2015 (280 mila barili al giorno), in particolare in Angola, Egitto, Kazakhstan, Norvegia e Venezuela nonché le maggiori produzioni in Iraq (nel confronto su base annua) sono state compensate dalle fermate programmate, in particolare nel Regno Unito, e dal declino di giacimenti maturi.

La quota di produzione estera è stata del 91% nel trimestre e del 92% su base annua (91% e 90%, rispettivamente nei periodi di confronto). Molto positivo è invece il tasso di rimpiazzo organico delle riserve nel 2016, che sale al 193%, record storico per la società. Anche considerando pro-forma la cessione del 40% di Zohr, il tasso di rimpiazzo rimane molto alto, pari al 139%.

Soddisfatto dei risultati l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi: “Con questo bilancio si chiude un triennio durante il quale Eni ha completato un processo di profondo cambiamento che ha consentito di affrontare un contesto tra i più difficili nella storia dell’industria oil&gas, rilanciando le prospettive di crescita e preservando la solidità patrimoniale del gruppo”.

Prospettive di crescita che, prosegue Descalzi, “sono basate sugli importanti risultati che abbiamo ottenuto: la produzione di 1,86 milioni di barili al giorno dell’ultimo trimestre, il rimpiazzo record delle riserve certe, una serie importante di nuovi progetti a elevato valore che contribuiranno a una crescita produttiva media del 3% nel prossimo quadriennio e l’avanzata ristrutturazione dei business middownstream. Abbiamo nel contempo preservato la solidità patrimoniale, mantenendo il debito ed il leverage a livelli di assoluta sostenibilità. In particolare Eni è stata l’unica major a ridurre il leverage nel periodo 2014-2016”.

L’amministratore delegato di Eni ha anche annunciato la proposta, alla prossima assemblea degli azionisti,  della “distribuzione di un dividendo di 80 centesimi per azione (invariato, ndr) sul risultato 2016″ e conferma “per il futuro la nostra politica di remunerazione crescente in funzione dell’atteso miglioramento dello scenario e degli utili”.

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