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La “nuova destra” non dimentica? Anche alcuni finiani al funerale del “camerata” Signorelli

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La “nuova destra” italiana non dimentica il passato. E non sempre rinnega alcuni dei simboli della “vecchia destra”, quella, per intenderci, che si sente “tradita” dalla svolta liberale di Gianfranco Fini. Per questo al funerale di Paolo Signorelli, uno dei guru dell’estrema destra, c’erano anche alcuni fedelissimi del presidente della Camera.

Signorelli è stata una figura di spicco dei movimenti neofascisti: dopo aver militato per tanti anni nel Movimento Sociale Italiano, è stato uno dei principali esponenti di Ordine Nuovo e del Fronte Sociale Nazionale. Signorelli era il braccio destro di Pino Rauti, che di quella destra è stato indiscusso leader.

Davanti alla chiesa di Santa Chiara, a Roma, dove si sono tenute le esequie, sono stati tanti i momenti “nostalgici” per i vecchi camerata. Tra saluti romani e anche qualche croce celtica, sono comparse all’improvviso le sagome di Flavia Perina (direttore de Il Secolo) e Fabio Granata, due dei più convinti “seguaci” di Gianfranco Fini nell’esperienza di Futuro e Libertà. Entrambi adesso sono lontani (almeno nelle dichiarazioni) dalle posizioni estremiste abbracciate in gioventù, ma non se la sono sentita di far mancare il proprio saluto al “Maestro” Paolo.

Oltre a loro, erano presenti alti personaggi dell’establishment della destra: c’erano l’assessore regionale alla Casa Teodoro Buontempo, il delegato del sindaco allo Sport Alessandro Cochi, e anche l’ex capitano della Lazio Paolo Di Canio (che non ha mai fatto molto per nascondere le proprie simpatie politiche).

Signorelli, che è stato anche un professore di storia e filosofia è l’esempio di un camerata che ha “pagato per tutti”, uno che ha pagato anche per colpe non sue. Imputato per la strage di Bologna, per l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio e per quello del sostituto procuratore Mario Amato, è stato assolto da tutte le accuse. Peccato, che nel frattempo, si fosse già fatto 10 anni di carcere.

Una vicenda che lo aveva fatto uscire fuori dallo steccato dell’ideologia, tanto che della sua storia di “perseguitato politico” si sono occupati a lungo anche Amnesty International e il Partito Radicale, con il quale aveva collaborato negli ultimi anni.


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