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Bella Hadid strega Cannes: abito con spacco inguinale FOTO

CANNES – Bella lo è anche di nome: la passerella di Cannes, mercoledì sera, è stata riempita dalla bellezza della modella Bella Hadid. Diciannove anni, sorella minore della più famosa Gigi, Bella ne è il perfetto contraltare estetico. Se Gigi è bionda, abbronzata, una bellezza californiana, Bella è mora e lunare, pelle bianchissima e sorriso ambiguo. La modella ha stregato i fotografi grazie a un abito rosso in raso dello stilista Alexandre Vauthier e ai a gioielli De Crisogono (è sulla Croisette proprio in rappresentanza della maison).

Spacco inguinale, scollatura molto profonda, la Hahid ha portato con classe e disinvoltura un abito non facile alla prima del film dei fratelli Dardenne, “La fille inconnue”.

Il film si è portato a casa dei buuu, oltre che applausi, e si ha l’impressione che a questo 69esimo Festival di Cannes manchi il capolavoro che metta d’accordo tutti. Per fortuna all’appello ci sono ancora sei autori come Dolan, Mungiu, Sean Penn, Winding Refn, Verhoeven e Farhadi. Ma a parte TONI ERDMANN, che resta nel cuore e nella testa dei critici francesi e internazionali, qualcosa nella classifica cambia.

Intanto PATERSON di Jarmush conquista i critici internazionali, seguito poi da AQUARIUS di Mendonca, mentre, per i francesi, secondo e terzo posto sono per MA LOUTE di Dumont (unico film del quartetto nazionale che salvano) e JULIETA di Almodovar.

Intanto dalla regista tedesca di TONI ERDMANN, Maren Ade, arriva questa commedia dai toni drammatici che non solo ha avuto, in un ideale applausometro, il miglior risultato, ma anche tante risate durante la proiezione. Un film che però divide: odiato o amato. Protagonista un’algida consulente aziendale, Ines, che lavora a Bucarest. Arriva in città il padre, solito agli scherzi, e quando scopre che la figlia ha perso la gioia di vivere, decide di trasformarsi in Toni Erdmann; così cambia aspetto e comincia a tormentarla con scherzi e battute.

PATERSON di Jim Jarmush corre con la sua poesia e con l’amore per dettagli. Una coppia di Paterson (New Jersey), lui autista di autobus e lei inguaribile sognatrice, vive una vita ripetitiva e felice. Lui scrive poesie e ascolta i discorsi dei suoi passeggeri, mentre lei sogna e cucina artistici plum cake. Sempre nel cuore dei critici internazionali c’è AQUARIUS di Kleber Mendonca (figlio). Un film che ha portato sulla Croisette non solo la protesta per quello che succede in Brasile, ma anche un’icona come Sonia Braga che a 65 anni interpreta una pasionaria vedova che difende fino ai denti il suo appartamento sull’oceano a Recife.

MA LOUTE di Bruno Dumont, dato come piazzato dai francesi, gioca invece sul barocco. Siamo nel 1910 nella baia di Slack. Qui convivono, a grande distanza, i ricchi borghesi in vacanza e i poveri pescatori locali. Il film, girato volutamente nel segno della caricatura, della maschera, dell’esagerazione interpretativa, solo per un istante fa incrociare una famiglia di pescatori di mitili, ma anche di borghesi da mangiare, e una agiata tutta vezzi e ipocrisie.

New entry, sempre per la Francia, JULIETA di Pedro Almodovar. Di scena quanto sia forte e possa essere dolorosa la maternità. Protagonista Julieta, professoressa 55enne, che cerca di spiegare, attraverso una corrispondenza impossibile, a sua figlia Antia (Bianca Pares) tutto ciò che non gli ha potuto mai dire negli ultimi trent’anni. Motivo? La ragazza è andata via quando aveva diciotto anni dopo la morte drammatica del padre.

(Foto Ansa).

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