Blitz quotidiano
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Bruxelles, “Sorry”: il cartello di un bimbo profugo FOTO

IDOMENI (GRECIA) – “Sorry for Brussels”, “Scusate per Bruxelles”: questa scritta è apparsa su un cartello portato in mano da un bambino del campo profughi di Idomeni, in Grecia, al confine con la Macedonia. Una scritta nera e rossa che rappresenta il cordoglio dei richiedenti asilo, per lo più di fede musulmana, per gli attentati del 22 marzo in Belgio. 

 

Che la comunità musulmana non si riconosca negli atti dei terroristi non è cosa nuova. Dopo gli attacchi di Bruxelles le più importanti istituzioni islamiche del mondo hanno voluto prendere apertamente posizione contro quanto accaduto.

 

L‘Università al Azhar del Cairo, istituzione islamica massima espressione del pensiero sunnita, ha bollato gli attentati di Bruxelles come “crimini odiosi” che vanno “contro i precetti tolleranti dell’Islam”. Il centro ha lanciato un appello: bisogna “unire gli sforzi della comunità internazionale per lottare contro questa piaga orribile”.

Sul fronte politico, la Lega Araba attraverso il suo segretario generale uscente Nabil Elaraby ha avvertito che “questi vili attacchi terroristici puntano a destabilizzare la sicurezza e la pace del mondo intero” e quindi bisogna “unire gli sforzi per sradicare il terrorismo, prosciugare le sue risorse”.

La necessità di “sforzi concertati della comunità internazionale per contrastare il terrorismo attraverso un approccio omnicomprensivo” è stata sottolineata anche dalla presidenza egiziana. E quasi la stessa espressione (azione “integrata e onnicomprensiva”) è stata usata da un portavoce del ministero degli Esteri della sponda opposta: l’Iran sciita.

A Damasco e nel movimento Hezbollah, però, c’è stato chi ha sfruttato l’occasione per stoccate polemiche nei confronti dell’Occidente che in Siria giocherebbe col fuoco del terrore. Sui media inoltre sono rimbalzate anche condanne politicamente più “neutre” come quelle di Giordania e Bahrein che hanno espresso solidarietà al Belgio. Analogamente, il presidente turco – e conservatore islamico – Recep Tayyip Erdogan ha ricordato che non c’è differenza tra il terrorismo a Bruxelles e quello patito ad Ankara.

Ma a conferma del macabro festeggiare su internet di simpatizzanti dell’Isis nascosti dietro l’hashtag #Brusselsonfire, sono trapelate voci difficilmente controllabili di “fuochi d’artificio” sparati a Sirte, la ‘capitale’ dell’Isis in Libia dove sarebbero state distribuite anche “caramelle e cioccolatini”.

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Bruxelles, “Sorry”: il cartello di un bimbo profugo