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Decrescita felice: FOTO da Cuba, il modello di Beppe Grillo

ROMA – Decrescita felice, ecco come ci vorrebbero ridurre Beppe Grillo e quelli che come Serge Latouche,  lui e il suo mentore Gianroberto Casaleggio teorizzano di chiudere le macellerie, eliminare le automobili e lentamente tornare alla età della pietra.
Ecco come mezzo secolo di comunismo di Fidel Castro e famiglia hanno ridotto Cuba e i cubani.
Ecco come anche Papa Francesco ci vedrebbe bene.
Questa foto se la dovrebbero ritagliare e incollare sopra la scrivania. Non solo Grillo e Casaleggio, ma anche Matteo Renzi, Fassina, Enrico Letta, Mario Monti, Berlusconi, Tremonti, Yoram Gutgeld e i tanti che vorrebbero ridurci così e che in parte ci sono anche riusciti.

Questa foto, che si può prendere a simbolo della tanto auspicata decrescita felice, è stata scattata a Cuba in questi giorni e è stata pubblicata dal New York Times. È la Cuba che forse non faranno visitare al presidente Usa Barack Obama ma che un giornalista, forse un cubano, ha scovato, è la Cuba della gente normale della gente che era povera anche ai tempi del capitalismo ma che ora è diventata ancora più povera.
In questa foto c’è una lezione di cui dovrebbero fare tesoro vari governanti in Europa, Renzi prima di tutti perché l’Italia è la più vicina a Cuba come aspirazione della classe politica.

Devono scolpirsi nella mente che non si migliorano le condizioni di vita dei più poveri deprimendo le condizioni di vita di chi sta meglio, perch la crescita deve essere di tutti e se qualcuno diventa più ricco o meno povero di me sono contento, importante che si stia tutti un po’ meglio. Fare stare meglio una parte a spese degli altri, può apparire una cosa lodevole dal punto di vista delle aspirazioni moralistiche, in realtà si tratta di una strategia deplorevole è molto pericolosa.

Nemmeno il comunismo sovietico lo voleva. In testa alle priorità aveva la creazione di risorse, potevano eserci errori di esecuzione ma l’obiettivo era giusto. Puntava allo sviluppo, alla crescita, al primato. Sbagliando, aveva concentrato le risorse nello Stato, aveva eliminato il mercato, aveva eliminato le dinamiche, non le disuguaglianze. Non rinnegava la generazione e di risorse, la cercava col sistema sbagliato.
Il comunismo cinese ha fatto tesoro dei tragici errori di Mao e ora punta al primato con una diversa formula di libero mercato nel recinto avvolgente e dominante di Partito e Stato. La generazione di risorse è sempre in testa alla lista di Deng, mentre il partito comunista riesce a far convivere crescita e controllo.

Qui da noi si persegue la povertà diffusa conseguita con una redistribuzione di risorse che nessuno però si preoccupa più di generare. È la decrescita, punto e basta. Che sia felice lo dice Grillo, ma forse è consapevole che è una mussa. Non è più la Cina il modello, pensiamo piuttosto alla Argentina, quella di Juan Peron, del peronismo, dei descamisados. Sono i descamisados oggi in Italia il modello culturale e comportamentale di una buona parte dello elettorato, non solo di Beppe Grillo, ma anche del Pd, della Lega e della ex An.