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Due giugno, la festa “senza forze armate”. Sulla locandina i sindaci, non i militari

Due giugno, la festa "senza forze armate". Sulla locandina i sindaci, non i militari

Due giugno, la festa “senza forze armate”. Sulla locandina i sindaci, non i militari

ROMA – Due giugno, la festa “senza forze armate”. Sulla locandina i sindaci, non i militari. Due giugno Festa della Repubblica (si celebrano i 71 anni del referendum che proclamò l’Italia una Repubblica) con piccola polemica. La tradizionale parata si sta sempre più smilitarizzando: eppure il momento più solenne resta sempre la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria dove è sepolto il Milite Ignoto, il simbolo più alto dell’onore patrio.

E’ vero e anche giusto che la sfilata sui Fori Imperiali del 2 giugno rappresenti sempre più la vocazione moderna delle forze armate a operare in tempo di pace, per cui già da tempo sono escluse esibizioni muscolari tipo missili e carri armati e più spazio è offerto alle bande militari, ai giovani cadetti, perfino ai rappresentanti del servizio civile. Soprattutto a quelle forze che assicurano la sicurezza interna, protezione civile, difesa dalle calamità naturali, controllo del territorio.

Ma perché, si chiede più di qualche appartenente alle forze armate, il Ministero della Difesa ha predisposto una locandina di presentazione della celebrazione con un titolo che recita “Le Forze armate celebrano la festa della Repubblica” al servizio di una immagine che ritrae politici, nella fattispecie i sindaci fasciati di tricolore in passerella?

San raffaele

Nessuno ne parla apertamente, ma i più irritati si sfogano sui forum: «Siamo attoniti davanti alla scelta di quella immagine, che mortifica un momento di orgoglio nazionale, condiviso dalla maggioranza degli italiani», scrive il sito specializzato “Congedati Folgore”. E un veterano delle missioni oltre oceano sottolinea a mezza bocca: «E’ vero che la Difesa vuole distinguere il 2 giugno dalla Festa delle Forze armate. Ma poi, il 4 novembre, non fa nulla per ringraziare chi mette la sua vita a disposizione della patria». (Giampaolo Cadalanu, La Repubblica)

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