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Emicrania, foto cervello durante mal di testa: cosa accade

Uno studio effettuato da un gruppo di ricerca della Seconda Università di Napoli ha scoperto che la cefalea lascia la sua impronta nel cervello.

ROMA – I neurologi italiani si sono spinti fino a fotografare l’aura, quella sensazionale percezione che annuncia l’arrivo del mal di testa. Con uno strumento sofisticato, la risonanza magnetica funzionale, hanno fermato il momento in cui l’emicrania si annuncia, e mostrato le differenze con i soggetti che non soffrono di questo disturbo.

I riflessi immortalati sulla pellicola, le aree della corteccia visiva nelle quali si manifesta l’aura sotto forma di scintille, o di macchie nere, sono sulla copertina di febbraio della più importante rivista scientifica internazionale del settore, Cephalalgia , è il risultato più eclatante dello studio di un gruppo di ricerca napoletano.

Nel mondo due miliardi di persone soffrono di emicrania e il 15% di questi percepisce l’aura come un campanello d’allarme, le donne più spesso degli uomini. “I risultati del nostro studio permettono di osservare più profondamente questo diffuso mal di testa – spiega Antonio Russo, coordinatore del Centro cefalee dell’Azienda ospedaliera – Seconda università di Napoli, che tratta ogni anno oltre 1.200 pazienti – e di distinguere l’emicrania con e senza aura, caratterizzate da un diverso coinvolgimento delle aree cerebrali”.

“Il nostro studio – precisa da parte sua Gioacchino Tedeschi, direttore della prima Clinica neurologica della Seconda università di Napoli – conferma che l’aura emicranica è presente quanto vi è un’intensa attività dei neuroni, dapprima focalizzata nelle aree che controllano la visione e poi diffusa attraverso la corteccia cerebrale”.

L’aura si rispecchia nell’attivazione della corteccia visiva, situata sopra la nuca, che resta attiva anche quando gli attacchi dolorosi non sono presenti, come una lampadina accesa. Quella che i ricercatori chiamano ‘aura visiva’, può presentarsi come uno sciame di lucciole o al contrario come una macchia cieca che aleggia nel campo visivo. “Purtroppo, molto spesso – prosegue Alessandro Tessitore, altro autore della ricerca – i pazienti con episodi di emicrania con aura, o ancor di più con aura senza emicrania, sono costretti a peregrinare per diversi specialisti in attesa di una diagnosi corretta e di una conseguente terapia appropriata”.

Andando a studiare le aree visive ancora più approfonditamente, i ricercatori hanno dimostrato che c’è un’area cerebrale specifica che fa la differenza, si chiama giro linguale. Lo studio, per la prima volta, dimostra con le immagini che anche al di fuori degli attacchi, e indipendentemente dalle stimolazioni visive, i pazienti affetti da emicrania con aura hanno un tratto distintivo di sofferenza che li attanaglia giorno e notte, anche quando il cervello è a riposo.

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