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Festival di Sanremo 2016: A come Arcobaleno, B come Bosso…

SANREMO – Festival di Sanremo 2016: un successo da oltre 10 milioni di spettatori pari al 49.58% share. Lo share più alto degli ultimi 11 anni. Tanto che Carlo Conti scioglie le riserve e annuncia il tris per il 2017.

La finale è stata seguita da 11 milioni 223 mila i telespettatori, pari al 52.52% di share. Rispetto allo scorso anno, quando l’ultima serata aveva accalappiato ben 11 milioni 843 mila spettatori, gli ascolti sono leggermente in calo di circa 600 mila spettatori e quasi 2 punti di share. Ma è stato solo l’effetto Juventus-Napoli a dirottare il pubblico.

Ecco allora il Festival dalla A alla Z secondo l’agenzia Ansa:

A come ARCOBALENO – Nastri, braccialetti, papillon, anelli tatuaggi, trucco: festival a colori per sostenere la campagna a favore dei diritti civili partita dal web. L’arcobaleno attraversa le serate, passando dagli ospiti ai cantanti in gara ai direttori d’orchestra.

B come BOSSO – Lascia il segno con un inno alla forza della musica e alla magia delle cose belle. In 13 minuti conquista l’Italia con una lezione di coraggio ed empatia.

C come CARLO CONTI – A furia di pedalare, il gregario Conti ha vinto la Sanremo-Sanremo. La sfida con se stesso era da brividi, l’ha superata a pieni voti. Si candida di diritto come Baudo del nuovo millennio.

D come D’AVENA – Ullallà ullallà ullallallà… Bastano un paio di accordi del Valzer del moscerino, poi Kiss me Licia e i Puffi, e con l’eroina delle sigle si torna tutti bambini.

E come ELISA – Mani sudate e lucciconi agli occhi, anche Elisa si lascia coinvolgere dall’atmosfera del palco che nel 2001 l’ha vista trionfare. Medley della nostalgia e nuovi successi.

F come FRASSICA – E’ l’unico ospite comico a rubare, anche se solo per pochi minuti, la scena a sua maestà Virginia Raffaele. Regala a Garko la parentesi più divertente del festival e al pubblico l’emozione di una favola amara sui migranti e sul piccolo Aylan. Picco in tv e boom sui social.

G come GABRIEL GARKO – Valletto con l’anima, sex symbol con l’autoironia. Legge il gobbo, scivola su qualche gaffe e su pronunce improbabili, nel festival più g*y friendly di sempre dice che non c’è nulla di male nell’essere un’icona omosessuale. Cita nel look le star di Hollywood ma sa sorridere di se stesso.

H come HOTEL – Alberghi sold out come ai bei tempi. Ma il trend di quest’anno sono le case in affitto, complici anche cronisti low cost.

I come IL VOLO – A sorpresa, si collegano da New York per la finale. Avevano stravinto un anno fa con Grande amore.

J come JUVE-NAPOLI – Il match da scudetto è lo spauracchio della finale. Fa record di ascolti per un match di serie A ma il festival tiene.

L come LAURA PAUSINI – Si emoziona nel duetto con se stessa sulle note della Solitudine. E’ una star mondiale, ha vinto ai Latin Grammy, ma non dimentica il palco che l’ha lanciata: “Sono l’unica ragazza di Solarolo che ha vinto il festival”.

M come MADALINA GHENEA – Un metro e 80 di Grande bellezza, passa con disinvoltura dall’abito da principessa di Frozen al pizzo n**e look. La scala dell’Ariston fa più paura della piscina di Youth, ma lei mette in mostra doti di grazia e dolcezza. Sogna il cinema e una piccola haitiana da adottare.

N come NICOLE KIDMAN – Incanta, cita La dolce vita (“Carlo, vieni a prendermi”), accenna Senza una donna di Zucchero, celebra la dolcezza della famiglia e dell’odore dei figli, ovunque vada trova i fiori del marito Keith Urban. Beata.

O come ORCHESTRA – Co-protagonista d’eccezione, abbraccia la scena, accompagna assorta le esibizioni, si diverte e si commuove: le lacrime della violista sulle parole di Bosso diventano virali.

P come POOH – La festa per i 50 anni di carriera è un delirio pop a suon di Dammi solo un minuto, Tanta voglia di lei, Piccola Katy, Noi due nel mondo e nell’anima, Pensiero, Chi fermerà la musica. Standing ovation e terzo trending topic mondiale.

Q come QUELLI CHE SANREMO – Il ritmo di Nicola Savino, il graffio della Gialappa’s e i travestimenti di Max Giusti, da Elton John a Bono Vox, rilanciano il Dopofestival. Poche polemiche e ascolti alle stelle.

R come RAMAZZOTTI – Eros celebra la sua storia, dedica Più bella cosa all’amata Marica in prima fila, sventola il nastro arcobaleno e testimonia che “i figli fanno famiglia, e la famiglia è fondamentale, qualsiasi essa sia”.

S come SALA STAMPA – Tra la suspense di un voto fallito e i cori a squarciagola sulle cover, i giornalisti sopravvivono agli arresti domiciliari nel Roof Garden dell’Ariston.

T come TRICOLORE – E’ la risposta al nastro arcobaleno. Simbolo di solidarietà ai marò, spunta sulla giacca del presidente della Regione Toti che la dona al vincitore delle Nuove Proposte.

U come #USCITEVESSICCHIO – Eroe della bacchetta e idolo del web, viene richiamato a furor di rete sul palco dopo la latitanza della prima serata.

V come VIRGINIA – E’ la vincitrice assoluta del festival. Godereccia Sabrina Ferilli, ‘antica’ e crudele Carla Fracci, supera se stessa nei panni di una Donatella Versace ‘mummificata’ dal lifting e di una Belen che ancheggia e trascina nel trolley il ‘paparazzo a mano’. Applausi.

Z come ZERO – L’alieno’ Renato Zero (“Gli alieni sono fra noi e io sono uno di loro”) fa cantare e ballare l’Ariston. Dalle vette del Cielo al supermercato, dove trascina carrelli pieni di ravanelli, apre una finestra sui Migliori anni della nostra vita.

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