Blitz quotidiano
powered by aruba

Fortuna Loffredo, ecco i disegni: grido d’aiuto inascoltato

NAPOLI – Non ci sono orchi nei disegni di Fortuna Loffredo. Ci sono tratti sconnessi, non precisi, case senza porte, finestre serrate, fiori tratteggiati senza cura, in modo discontinuo, farfalle nere che sembrano scarabocchi o loschi uccellacci. Disegna e cancella con insistenza figure femminili, come fossero una minaccia per lei. E poi disegna case con due porte, che indicano la paura della separazione, il ricatto, la necessità di farle mantenere il segreto. Manifestava così il suo malessere Fortuna Loffredo, la bimba uccisa il 24 giugno del 2014, nel Parco Verde di Caivano.

Un grido d’aiuto che le insegnanti per prime non hanno compreso, come si avverte dalle note a margine dei lavori di Fortuna. “Hai disegnato malissimo”. Eh sì, sono proprio brutti quei palazzi, scarabocchiati a penna e con le sbarre alle finestre. Anche la “villetta con giardino” sembra tutto fuorché una casa. E ancora un’altra paginetta con quelle che sembrano delle “cornicette”, i disegnini in serie che si fanno fare ai bambini di prima per insegnare loro a padroneggiare la matita. La maestra segna un grande punto interrogativo: “Fortuna lavora bene solo se seguita individualmente”. Poche pagine e capiamo lo stato d’animo di questa bambina: distratta, insofferente, mai concentrata, incapace di esprimere. E quindi “raddrizzata”, redarguita, sgridata dalle insegnanti che prendono quei comportamenti come capricci.

Ma non erano capricci: Fortuna subiva abusi sessuali, da qui i disturbi del comportamento che in casa avevano notato. La mamma Domenica, giovane e già gravata dall’arresto del marito, cerca ascoltare la figlia e infatti la fa seguire da un logopedista a Aversa. Prima di morire buttata da un balcone la piccola Fortuna era stata in cura per disturbi dell’apprendimento e per “condotte ipercinetiche, ritardi nell’apprendimento scolastico, immaturità psicoaffettiva, difficoltà nell’attenzione”. Uno specialista dell’Asl le aveva prescritto logopedia e psicomotricità con frequenza bisettimanale. Il 20 maggio 2014, un mese prima della morte, a una visita di controllo i medici avevano riscontrato “instabilità motoria e attentiva, scarso rispetto delle regole e dei ruoli, intolleranza alle frustrazioni con etero aggressività”. I disegni di Fortuna erano stati subito visti dagli inquirenti e dagli psicologi forensi, tanto che da subito si parlò di abusi, confermati per altro dall’autopsia. Nell’ottobre 2014 Il Mattino scriveva:

“Per gli esperti chiamati in causa nell’indagine difensiva promossa dai legali di parte civile, i racconti grafici della piccola, sarebbero stati nella norma, per forme, colore e personaggi fino a quando la vittima aveva dai tre ai quattro anni. Successivamente, e secondo quando accertato dagli esperti della difesa, le rappresentazioni grafiche della piccola evidenziano un brusco cambio di rotta. Il «sole» insieme con la figura di uomo – per gli esperti il papà finito in carcere per una storia di cd contraffatti – scompaiono dai disegni, mentre quello che la piccola compone sui fogli, evidenzia un marcato stato di sofferenza, psicologica e fisica. Una condizione di dolore chiuso e per forza dell’età che la bimba non riusciva ad elaborare, sostengono gli esperti”.

“Uno stato di choc cronico che avrebbe causato quel calo attentivo e quelle difficoltà di apprendimento, manifestate con una certa evidenza nel corso del primo anno delle scuole elementari. Per questo, «Chicca» era seguita da un docente di sostegno e faceva logopedia in un centro specializzato di Aversa”.

Immagine 1 di 8
  • Fortuna Loffredo, ecco i disegni: grido d'aiuto inascoltato8
Immagine 1 di 8