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Iggy Pop a Cannes e quelle strane ciabatte sul red carpet

CANNES – In ciabatte, ma di Gucci, una alta e una bassa. E sul red carpet in completo d’ordinanza, ma a petto . Iggy Pop provoca a Cannes e non solo con smorfie, gestacci, diti medi, ma anche con un abbigliamento apparentemente noncurante. E il mistero della ciabatta/scarpa (solo una) col rialzo che fa pensare a qualche acciacco ortopedico.

I denti sono decisamente tutti rifatti – uno per la verità glielo ruppe a 20 anni un fan salito sul palco provocato dalla sua aggressività -, i capelli lunghi lisci, il viso scavato, il fisico asciutto come sempre l’ha avuto, la voce è roca, lo spirito c’è, l’energia è decisamente al di sopra della sua età. Avere davanti Iggy Pop è guardare da vicino un mito del rock, quello dionisiaco, punk, rivoluzionario della fine degli anni ’60 e al tempo stesso guardare un reduce. Oggi più che mai: è nato nel ’47, il prossimo anno compirà 70 anni ed è un sopravvissuto di quella stessa pasta di talenti musicali che hanno fatto la storia del rock.

Nel film, che ha una quantità di clip d’epoca che sono veramente un patrimonio incredibile – ”non è roba mia, l’ha cercata la produzione ovunque, specie tra i collezionisti, tra i fan, io non ho conservato niente, i miei ricordi sono solo foto bellissime di mia madre” – le droghe si vedono tutte e non ne manca neppure il metadone che beveva per disintossicarsi dall’eroina, era il 1971 e voleva essere pulito per andare a Londra dove un certo Bowie lo voleva conoscere per collaborare insieme. E adesso si droga ancora? ”La mia droga oggi è il buon vino e la polvere bianca è zucchero” dice sventolando una bottiglietta d’acqua. Ad un certo punto Iggy quasi si commuove – sarebbe stata una notizia vera, le lacrime dell’Iguana che ha fatto dei concerti rock una sessione live di anarchia – . E’ stato quando racconta dell’emozione provata guardando nel film le mosse iniziali del giovane batterista dell’Università del Michigan, il camper che i genitori gli avevano concesso per vivere esercitandosi con gli strumenti e vedendo quei primi passi con Ron e Scott Asheton e Dave Alexander, ossia The Stooges e quando ha citato le sue ispirazioni, gli Mc5 e Velvet Underground, lo scatenato Jim Morrison del quale prenderà ad imitare i famosi esagerati voli dal palco.

”Devo ringraziare di tutto questo i miei genitori, mi hanno sempre assecondato, specie mia madre. Ogni volta che tornavo a casa mi sentivo dire, ‘dai prova a limitarti’ ma effettivamente a cominciare dal non le ho mai dato ascolto”. Il film, che alterna documenti d’epoca alle interviste fatte oggi a Iggy Pop e agli altri reduci della band come James Williamson (recuperato alla chitarra per la reunion a Coachella dopo 30 anni in cui aveva cambiato lavoro diventando un colletto bianco della Silicon Valley, una storia incredibile) ripercorre tutta la vicenda.

Sente di aver cambiato il mondo del rock, aver influenzato qualcuno? ”Abbiamo liquidato gli anni ’60 ecco cosa siamo stati”. Molti i momenti anche divertenti come quando Iggy Pop spiega ”le mie liriche da 25 battute, niente in confronto ai testi bla bla bla – dice proprio così – di Bob Dylan” o seri come l’ideale ”di vita in comune, dividendo tutti i proventi dei diritti d’autore, pensando ad una vita realmente comunista, all’utopia di vivere in peace & love”. E poi c’è Bowie, la Londra che accoglie il gruppo nei primi anni ’70, la Los Angeles dove incontrano Andy Warhol e Ed Sanders, i festival in giro per l’America, la New York del Chelsea Hotel, la nascita dei tre album storici – The Stooges, Fun House e Raw Power – la morte dei due Asheton e poi di Dave Alexander, il declino fino alla riunione dei sopravvissuti nel 2013. E la musica oggi come la giudica? ”Ho vissuto un’epoca diversa, ora è business, non è più cool”.

(foto Ansa)

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