foto notizie

La foto della mozzarella blu? Era una bufala

  • La foto della mozzarella blu? Era una bufala1
  • La foto della mozzarella blu? Era una bufala2
  • La foto della mozzarella blu? Era una bufala1
  • La foto della mozzarella blu? Era una bufala2

ROMA – Ricordate la mozzarella blu? In realtà era una bufala, non nel senso del latte utilizzato per produrla, ma un vero e proprio falso. La scoperta si deve ad un’equipe di esperti informatici guidati dal professor Sebastiano Battiato e spesso chiamati come periti dalle Procure italiane per analizzare i contenuti multimediali addotti nei processi.

Le “mozzarelle dei puffi”, come furono ribattezzate all’epoca, comparvero per la prima volta a giugno 201o in casa di due famiglie, a Trento e a Torino, e diventarono presto un caso nazionale. I primi lotti di mozzarella incriminata provenivano dalla Germania, i successivi erano italiani. In ogni occasione si trattava di mozzarella di latte vaccino.

Ma la foto pubblicata in rete e rilanciata da tutti in giornali in realtà era un fake, un immagine artefatta che ha svolto egregiamente il suo dovere, quello di acchiappare click.

Nel suo laboratorio a Catania arrivarono Battiato analizzò anche quella foto. Come racconta l’esperto al Corriere della Sera:

“Ci chiesero di verificare la genuinità dell’immagine e non solo scoprimmo come l’avevano alterata ma anche che fu riproposta qualche tempo dopo in occasione di uno scandalo simile, la “mozzarella rosa””.

Ma come fanno i cacciatori di bufale digitali a scovare le immagini truffa? Il procedimento seguito, nel caso delle immagini, parte dall’analisi del file. Si verificano il formato, i metadati, la miniatura, l’analisi binaria, per poi passare a un esame più tecnico che prevede la verifica del coefficiente DCT (Discrete Cosine Transform), cioè la modalità di compressione dell’immagine; la correlazione dei pixel tra loro; l’intensità della luce, colori, rumore e del PRNU, che è l’impronta lasciata dal sensore della macchina fotografica sull’immagine.

To Top