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Maiduguri, cartoline Instagram dal cuore di Boko Haram FOTO

ROMA – Maiduguri, cartoline Instagram dal cuore di Boko Haram. Un disperato e cocciuto inseguimento della speranza, potremmo tradurre così il titolo dell’articolo che il New York Times (“A defiant pursuit of hope”) dedica a una fotografa d’eccezione nata a Maiduguri, nord della Nigeria, stato federale di Borno, cuore e origine dell’insurrezione fondamentalista islamica di Boko Haram. Una città sconvolta dalle violenze settarie che solo una decina di anni fa era ancora un tranquillo e sonnacchioso centro di circa due milioni di abitanti.

Fati Abubakar, 30 anni, studi a Londra, non ha mai dimenticato com’era la vita della sua infanzia a Maiduguri: oggi è tornata per seguire, attraverso la sua macchina fotografica, le tracce superstiti di una felicità e di una speranza che, contro ogni logica, sopravvivono nei volti e nei gesti delle persone comuni. Ispirata da quelle piccole e originali narrazioni veicolate da Instagram (in particolare @humansofny che cattura le vite degli abitanti di New York), ha costruito il suo personale omaggio (e ricognizione sociologica sul campo) ai suoi concittadini.

Ci sono naturalmente i ragazzini, tanti e assurdamente felici bambini e adolescenti, a corroborare l’intuizione di Fati che, nonostante tutto, nonostante gli ammazzamenti quotidiani, i vicini di casa l’un contro l’altro armati, le bombe, la perdurante penuria di beni e servizi di ogni genere, l’indifferenza dello stato centrale, la miseria… la speranza di un’esistenza – scandalosamente – felice sussiste ancora.

Dal mendicante assiso sulla riva del fiume disseccato, all’uomo che compra al mercato per rivendere al villaggio, al venditore ambulante di farina sono tutti d’accordo che qui a Maiduguri manca tutto (“Niente acqua, niente elettricità”) ma non rinunciano al sorriso di una storia felice. Una specie di miracoloso salto nel tempo, prima che la predicazione furiosa di una testa calda di nome Mohammed Yusuf contro gli eccessi e la deriva dell’educazione occidentale non instillò i primi germi di una reazione fondamentalista guidata dai sanguinari membri di Boko Haram, parenti africani dei pazzi che si sono intestati il ritorno di un medievale quanto lugubre Stato Islamico.

Oggi Mrs. Abubakar è un simbolo e una risorsa: giusto qualche anziana le rimprovera di non aver ancora avuto figli e non aver messo la testa a partito. Per tutti gli altri è un’eroina, scortata e difesa dalla polizia mentre i ribelli fanatici riparano nelle campagne eccetto che per qualche sortita dinamitarda o kamikaze. Una “disperata vitalità”, quella di Mrs. Abubakar.

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