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Ostia (Roma), Lodovico Speranza e la rete dello spaccio con la Slovenia

OSTIA (ROMA) – Tra le strade di Nuova Ostia, tra piazza Gasparri e via delle Repubbliche Marinare ieri (12 novembre) sono state arrestate (operazione “Arturo”) 21 persone, sequestrati 6 kg di marijuana, uno di cocaina e 4 pistole (due P38 special, una Smith&Wesson 357 e una spy-pen).  Camorra, cosa nostra, casalesi, Fasciani, Triassi, Spada e i reduci della banda della Magliana, tra Acilia e Ostia, i carabinieri continuano a ricostruire il quadrante criminale del litorale.

Ai vertici dell’organizzazione, della rete di spaccio di Nuova Ostia, secondo gli inquirenti, c’è Lodovico Speranza, 69 anni, fratello di Marcello, uno dei “boss storici” della Banda della Magliana, e la figlia Monica, di 41. In carcere anche il cugino di Alessandra Iacullo, Piergerardo,  28 anni, la ragazza uccisa a Dragona il 2 maggio e per l’omicidio della quale è accusato Mario Broccolo (che si è sempre dichiarato innocente).

Chi è Lodovico Speranza? Fratello del “pentito” Massimo Speranza, Lodovico era stato arrestato già nel 1985 per “associazione a delinquere e traffico di stupefacenti” legato, secondo gli investigatori, alle cosche siciliane e alla camorra napoletana.  L’operazione dei carabinieri nacque proprio dalle rivelazioni del fratello di Lodovico, Massimo Speranza, il “mafioso” arrestato nel 1983 mentre trasportava un chilo di cocaina. La “gang” di Speranza, secondo gli inquirenti, “era in contatto non soltanto con i boss siciliani ma anche con quelli statunitensi e sudamericani”.

Negli anni ’90 la famiglia Speranza si “allea con la banda della Magliana” e nel 19’92, come scrivevano i giornali dell’epoca, “sono i carabinieri di via In Selci a sequestrare la principale attività di copertura degli Speranza: una casa di cura all’’Infernetto, dietro la quale la Dia scopre un gruppo ben organizzato per il riciclaggio di denaro sporco”.

I fratelli di Lodovico, Marcello e Vittorio Speranza, vennero arrestati nel 1995 durante l’operazione “Macedonia”,  “un fiume di eroina turca che arrivava in Italia attraverso la rotta balcanica”. “I signori dell’eroina” titolava il Corriere della Sera. Vittorio Speranza era già stato arrestato nel 1993, sembrava il più “pulito della famiglia”,” sembrava” essersi esclusivamente dedicato al commercio dei libri e invece gli inquirenti scoprirono  “che due volte alla settimana l’ editore si incontrava con persone che non avevano niente a che fare con il commercio dei libri di letteratura greca: spacciatori e tossicodipendenti”.

Nel 2005 Marcello Speranza, all’epoca fra i 100 ricercati più pericolosi d’Italia, “viene arrestato di nuovo, fermato al confine con l’ex Jugoslavia mentre tentava di rimpatriare sotto falso nome. Marcello Speranza era scomparso alla fine degli anni ’’90 dalla sua villa bunker di Casal Palocco dove ’era costretto agli arresti domiciliari”.

L'organigramma

L’organigramma

La strategia dello spaccio con la Slovenia era chiara e semplice. La rete importava la droga dalla Slovenia per poi rivenderla tra le strade di Ostia. L’inchiesta era partita da un sequestro di un ingente quantitativo di droga bloccata a Trieste e in arrivo dalla Slovenia. In manette anche Angelo De Luca e Paolo Sorprendente, quest’ultimo, secondo gli inquirenti, in contatto con un gruppo di spacciatori di Bagnoli, nel napoletano, che si rifornivano dalla banda di Ostia. Poi, secondo l’organigramma ricostruito dai carabinieri, ci sono i familiari di Daniele Cossiga ovvero il cugino Claudio Finocchi, 57 anni ed i figli di questo, Samanta di 34 e Marco di 30.

Nel gradino basso della piramide, i gregari: di Mauro De Luca (51 anni), Giancarlo Bizzoni (72), Maurizio Gravina (49)  er topo ed il fratello Antonio (52) detto er topone, Piergerardo Iacullo (28), Stacy Manzi (26), Monica Speranza (41, figlia di Vittorio), Mauro Cauti (61), Andrea Verdozzi (37), Marco Massimo Censi (40) e Roberto Di Bartolomeo (33). Per tutti loro l’accusa di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti organizzato in più di uno stato, la detenzione e lo spaccio continuato e in concorso di ingenti quantità di stupefacenti, e – solo per tre di loro – la detenzione illegale di arma da sparo.





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