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Pompei: il calco delle “rapite alla morte” rivela invece due uomini abbracciati

Pompei: il calco delle "rapite alla morte" rivela invece due uomini abbracciati
Pompei: il calco delle "rapite alla morte" rivela invece due uomini abbracciati

Pompei: il calco delle “rapite alla morte” rivela invece due uomini abbracciati

ROMA – Pompei: il calco delle “rapite alla morte” rivela invece due uomini abbracciati. I restauri condotti grazie ai fondi UE del Grande Progetto Pompei approdano a una scoperta interessante: il calco delle due figure abbracciate negli Scavi di Pompei, che si credeva appartenesse a due donne morte nell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C, riproducono invece l’ultimo intimo abbraccio tra due uomini. A darne l’annuncio è il professor Massimo Osanna, direttore generale della Soprintendenza di Pompei, durante la relazione sui restauri in corso nell’ambito del Gpp, una due giorni dedicata alle esperienze in campo archeologico maturate durante i lavori di messa in sicurezza e recupero degli Scavi.

Le analisi effettuate mediante Tac e lo studio del Dna eseguiti sui resti ossei contenuti nei calchi di gesso degli antichi pompeiani non sono terminati. A giugno si avranno i dettagli di una ricerca della quale è stato responsabile il professor Stefano Vanacore. “Quando venne fatta questa scoperta, cioè che le due fanciulle non erano tali, qualcuno tra gli studiosi maliziosamente ipotizzò che la coppia potesse essere legata da vincoli sentimentali. Ma siamo nel campo delle ipotesi che non potremo mai verificare” spiega Vanacore.

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Di sicuro c’è che i due soggetti non sono parenti, né fratelli né padre e figlio. Si può anche affermare che l’identità del più giovane (18enne) sia maschile. È quello con il capo affondato nel ventre dell’altro. Della figura distesa, però, ancora non si può definitivamente dire che sia uomo o donna. Ma è plausibile l’ipotesi che i due personaggi del calco ritrovato nella Casa del Criptoportico negli Scavi di Pompei fossero amanti?

”Non si può dire” risponde il soprintendente Osanna. Ma considerata la loro posizione, si può ipotizzare? ”Certo, ma è difficile averne la certezza” aggiunge l’archeologo. “È questa l’ennesima prova che Pompei non finisce mai di stupire” aggiunge.

“Comunque l’utilizzo delle indagini antropologiche e di Dna si rivela sempre più uno strumento fondamentale per la conoscenza scientifica – dice il soprintendente – perché sono in grado di dare certezza in campo archeologico a quelle che un tempo potevano essere solo delle ipotesi. Quanto emerso dai recenti studi condotti su due vittime ritrovate nella domus del Criptoportico conferma questa teoria. In questo caso possiamo affermare che non si tratta di due donne e che non vi fosse rapporto di parentela in linea materna, tuttavia non si può concludere scientificamente quale tipo di legame affettivo unisse le due vittime “rapite alla morte”, secondo la poetica espressione di Giuseppe Fiorelli”.

Le analisi ”sono state condotte mediante ricostruzione della sequenza di Dna su campioni costituiti da un dente e da frammenti ossei, previa pulizia e polverizzazione, e hanno inteso indagare anche le presunte relazioni di parentela per linea materna (le uniche rilevabili da indagini Dna), che non è stato possibile dimostrare”.

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