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Roma, Virginia Raggi risponde a accuse: “Dichiarato tutto, ecco le carte”

ROMA – Virginia Raggi risponde alle accuse mosse da un articolo di stampa e da tutto il Pd romano. La candidata sindaco del M5S a Roma è stata accusata di non aver dichiarato, nonostante dal 2013 fosse consigliere comunale, un incarico pubblico ottenuto, come avvocato, dalla Asl di Civitavecchia. Su Facebook la candidata scrive e allega un documento su carta intestata del Comune di Roma:

“Solo per dimostrare la pochezza di certe accuse. Ecco l’autocertificazione del 2015, nella quale specifico di aver svolto l’incarico, come legale fiduciario, per conto della Asl di Civitavecchia, percependo un acconto di 1.878,69 euro e specificando, tra l’altro, la data di emissione della fattura, vale a dire il 2014. L’autocertificazione è del 2015 perché è nel 2015 che percepisco – come recita l’allegato – il relativo compenso. Per quanto riguarda invece l’incarico del 2012 non ero ancora consigliere e non era previsto alcun albo speciale”. Così la candidata sindaco di Roma del M5s Virginia Raggi su Facebook. “Con questa mia ultima delucidazione sull’ennesimo attacco montato ad arte dal Pd si chiude una delle campagne più sporche degli ultimi anni” conclude.

Questa invece la versione di Repubblica:

 La candidata pentastellata, per le prestazioni, avrebbe incassato finora un acconto di 1.878 euro. La parcella prevede 8000 euro per il primo incarico, del luglio 2012, e 5000 per il secondo, risalente al 2014. In quest’ultimo caso, la Raggi, già consigliera al Campidoglio, ha assunto l’incarico nonostante non facesse parte dell’albo di professionisti istituito nel novembre 2012 da cui, per regolamento, bisogna scegliere i nomi dei legali a cui rivolgersi.

Su Raggi si sono scatenati gli attacchi del Pd. Anche perché nella dichiarazione relativa alla situazione patrimoniale e professionale che per legge tutti gli amministratori pubblici devono presentare ogni anno, la ex consigliera capitolina oggi candidata sindaco del M5s il primo dicembre 2014 ha negato di aver assunto incarichi e di aver percepito compensi da altri enti pubblici o privati. Esattamente sei mesi prima, il 12 luglio 2014, era stata reincaricata dalla Asl di Civitavecchia per il recupero crediti. Solo l’anno dopo, nell’ottobre 2015, Raggi dichiara l’incarico ricevuto e l’acconto da circa 1800 euro incassato dalla Asl Rm6. La candidata M5S, con una dichiarazione all’Ansa, ha commentato così la vicenda: “Questa è l’ultima goccia di fango prima del ballottaggio. Continuano ad attaccarmi sul mio lavoro perché non hanno argomenti. Noi siamo più forti ed andiamo avanti. Mancano 48 ore e avremo finalmente la possibilità di voltare pagina”.

Parole subito attaccate dal Pd che critica la Raggi. “Violano il silenzio elettorale per dire bugie”, ha scritto su Twitter Matteo Orfini, presidente del Pd, commentando il post della candidata a Roma. “Visto che hanno deciso di rompere il silenzio elettorale, parlamentari e direttorio M5s rispondano anche sulla loro candidata di Roma che ha mentito sui suoi incarichi alla Asl di Civitavecchia – ha detto Lorenza Bonaccorsi, della segreteria Pd – . Che faranno – aggiunge – se sarà indagata? perchè non rispondono neanche alle domande del ‘Fatto’, giornale di certo non vicino alle posizioni del Pd?”.

Intanto a meno di 24 ore dal voto il nome della candidata cinquestelle finisce in Procura. E nei suoi confronti viene aperto un fascicolo la cui ipotesi di reato starà ai magistrati capitolini determinare. Al momento si tratta di un “modello 45”. Ma certo ormai l’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto essendo stata presentata una querela. L’esposto nei confronti della candidata sindaco di Roma grillina è stato depositato questa mattina dall’associazione Anleb, associazione nazionale libertà e progresso. “Da alcuni quotidiani e notizie pubblicate sul web – si legge nel fascicolo con numero di protocollo 85523 – ho appreso che l’avvocato Virginia Raggi avrebbe omesso di dichiarare incarichi e compensi per attività professionale svolta in favore della Asl di Civitavecchia negli anni 2012, 2014 e 2015, nel periodo in cui riceveva l’incarico di consigliere presso l’assemblea Capitolina di Roma Capitale”.

Ciò premesso l’Anleb formula in questi termini l’esposto: “da tali informazioni assunte potrebbe ipotizzarsi il reato di falso ideologico in atto pubblico e altra violazione alla normativa sulla trasparenza per coloro che ricoprono incarichi politici. Attesa la gravità dei fatti – conclude Anleb – connessa alla carica istituzionale Capitolina alla quale sta concorrendo, chiedo che venga disposto il sequestro preventivo, ovvero probatorio su tali atti e documenti, che venga valutata l’informazione oggetto del presente esposto, affinché, se ravvisati dal pm, venga aperto procedimento penale per i reati ravvisati e per quelli che il pm ravvisa sussistere”. Il fascicolo è ancora fermo ai “primi atti”, l’ufficio del tribunale che riceve gli esposti. Nelle prossime 48 ore verrà assegnato a un pubblico ministero.

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