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Serial killer col camice da Daniela Poggiali a Fausta Bonino

PIOMBINO – Fausta Bonino, l’infermiera arrestata con l’atroce accusa di aver ucciso almeno 13 pazienti iniettandogli dosi massicce di eparina, è soltanto l’ultimo caso in ordine di tempo. Di infermiere e infermieri che dovrebbero curare e invece danno la morte in questi anni ce ne sono stati diversi. Si va da Daniela Poggiali, l’infermiera sotto processo per le morti sospette a Lugo, fino al serial killer Charles Cullen. A metterli insieme in una lunga gallery degli orrori è stata Annalisa Grandi per il Corriere della Sera. 

1) Fausta Bonino. Per ora è accusata di aver causato la morte di 13 pazienti ed è stata arrestata. Avrebbe utilizzato, almeno in 12 casi su 13, l’eparina, un potente farmaco anticoagulante che si somministra per via endovenosa. Fausta Biondino sarebbe stata sempre presente sul posto di lavoro in tutti i 13 decessi incriminati. Iniezioni letali, non per fini terapeutici, di eparina, molto usato negli ospedali, avrebbero determinato, soprattutto in alcuni casi la morte dei pazienti all’ospedale di Piombino. E’ quanto ricostruisce il Nas: il farmaco avrebbe causato rapide, diffuse e irreversibili emorragie con decessi conseguenti. Le analisi hanno riscontrato concentrazioni di Eparina di anche 10 volte sopra la norma.

2)Daniela Poggiali. Infermiera a Lugo, sotto processo per la morte, tutta da chiarire, di una donna di 78 anni. Rosa Calderoni. Su di lei il Corriere della Sera scrive:

Condannata all’ergastolo a marzo 2016 dalla Corte d’Assise di Ravenna, l’infermiera di Lugo si era sempre proclamata innocente. Ma lo scenario in cui è avvenuta la morte dell’anziana donna potrebbe essere molto più ampio: un processo penale è tuttora in corso su altre morti avvenute all’interno della stessa struttura tra l’aprile del 2012 e il novembre 2014. Gli episodi sospetti sono una quarantina. La relazione del consulente incaricato dal Tribunale del Riesame di Bologna parlava di una vera e propria «sistematica operazione di eliminazione di ricoverati».

3) Sonya Caleffi, dopo tanti anni di sospetti ha confessato tutto ed è stata condannata a 20 anni nel 2007.

Ha 42 anni oggi Sonya Caleffi, ribattezzata «l’infermiera killer». Dagli anni 90 lavora presso l’ospedale Valduce di Como, e in seguito presso il Sant’Anna. Poi si sposta all’ospedale Manzoni di Lecco. Ovunque vada, si verificano morti considerate «sospette» di pazienti. Cinque, tutte a Lecco, quelle per cui è stata accertata la sua responsabilità, ma le sua vittime potrebbero essere almeno una quindicina. È lei stessa a confessare come uccideva i pazienti: sceglieva dei malati gravi, ma non terminali, iniettava loro aria nelle vene, fino a farli morire per embolia. «Non ho mai avuto intenzione di provocare la morte di alcun paziente. Mai ho premeditato le mie azioni – ha raccontato nella sua confessione – In concomitanza all’espletamento di manovre infermieristiche a pazienti gravi, senza saperlo spiegare nemmeno a me stessa, ho attivato manovre tali da peggiorare le condizioni degli stessi. In seguito a tali episodi ho ricominciato a stare male psicologicamente e chiedo di essere aiutata. Solo ora mi rendo conto delle mie azioni, pertanto chiedo umilmente perdono ai familiari delle persone decedute ai colleghi e superiori tutti».

4) Angelo Stazzi, detto “angelo della morte” ha ucciso almeno cinque persone.

Somministrava dosi massicce di insulina a persone anziane non diabetiche, che finivano in coma ipoglicemico. È stato condannato all’ergastolo nel 2014 Angelo Stazzi, oggi 71enne, ex infermiere di Villa Alex, casa di riposo di Tivoli. Già condannato a 24 anni per aver ucciso al culmine di una lite una collega, Maria Teresa Dell’Unto, nel 2001, Stazzi, ribattezzato «l’angelo della morte» è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di cinque persone.Somministrava dosi massicce di insulina a persone anziane non diabetiche, che finivano in coma ipoglicemico.

5) Alfonso di Martino. Dall’angelo della morte all’ “infermiere di Satana”

Chi lo aveva conosciuto raccontava che indossasse sempre anelli e medaglioni con immagini del diavolo. Condannato all’ergastolo per le morti di tre pazienti, avvenute tra il 1990 e il 1993 all’ospedale San Giuseppe di Albano Laziale, Alfonso De Martino. Ribattezzato «l’infermiere di Satana» uccideva i pazienti con iniezioni di Pavulon, un farmaco a base di curaro.Chi lo aveva conosciuto raccontava che indossasse sempre anelli e medaglioni con immagini del diavolo. Condannato all’ergastolo per le morti di tre pazienti, avvenute tra il 1990 e il 1993 all’ospedale San Giuseppe di Albano Laziale.

6) Antonio Busnelli, uccideva perché era d’accordo con gli impresari delle pompe funebri. Storia allo stesso tempo di orrore e di squallore

 Lavorava all’ospedale Fatebenefratelli di Milano, Antonio Busnelli: 50 anni. Uccideva i pazienti per poi intascare le «mance» delle pompe funebri. Condannato nel 1992 per l’omicidio di due pazienti, a cui aveva somministrato farmaci non prescritti tanto da provocare loro crisi cardiache fatali.Lavorava all’ospedale Fatebenefratelli di Milano, Antonio Busnelli: 50 anni. Uccideva i pazienti per poi intascare le «mance» delle pompe funebri. Condannato nel 1992 per l’omicidio di due pazienti, a cui aveva somministrato farmaci non prescritti tanto da provocare loro crisi cardiache fatali.

7) Charles Cullen. Infermiere e serial killer. Ha ucciso almeno 40 pazienti.

«Non riuscivo a fermarmi». È ancora oggi considerato il serial killer più prolifico della storia del New Jersey. Ha confessato di aver ucciso almeno 40 pazienti, durante 16 anni di lavoro, anche se è possibile che le morti a lui attribuibili siano addirittura 300. Al momento del suo arresto, nel 2003, aveva 43 anni. Ha ammesso di aver causato la morte dei suoi pazienti, in diversi ospedali tra New Jersey e Pennsylvania, somministrando loro una dose letale di farmaci.

8) I 4 angeli della morte. Stefania Mayer, Maria Gruber, Irene Leidol e Waltraud Wagner

Gli «angeli della morte» dell’ospedale viennese di Lainz: tra il 1982 e il 1989 uccisero 41 persone somministrando loro forti dosi di insulina e calmanti. Insieme, sono considerate le assassine seriali più prolifiche della storia austriaca. Perché uccidevano? Per eutanasia, o perché non trovavano simpatici alcuni pazientiGli «angeli della morte» dell’ospedale viennese di Lainz: tra il 1982 e il 1989 uccisero 41 persone somministrando loro forti dosi di insulina e calmanti. Insieme, sono considerate le assassine seriali più prolifiche della storia austriaca. Perché uccidevano? Per eutanasia, o perché non trovavano simpatici alcuni pazienti

9) Harold Shipman, non un infermiere ma un medico. Che uccideva i suoi pazienti.

Non infermiere ma medico, il «dottor morte» per antonomasia. Harold Shipman, britannico, traumatizzato nell’infanzia dalla morte della madre, malata di cancro, utilizzò poi la morfina (stesso farmaco che era stato somministrato a lei per lenire i dolori) per uccidere i suoi pazienti. Quindici i delitti accertati in trent’anni di carriera, ma il numero delle sue vittime potrebbe oscillare fra le 200 e le 350. Nel 2004 si impiccò in carcereNon infermiere ma medico, il «dottor morte» per antonomasia. Harold Shipman, britannico, traumatizzato nell’infanzia dalla morte della madre, malata di cancro, utilizzò poi la morfina (stesso farmaco che era stato somministrato a lei per lenire i dolori) per uccidere i suoi pazienti. Quindici i delitti accertati in trent’anni di carriera, ma il numero delle sue vittime potrebbe oscillare fra le 200 e le 350. Nel 2004 si impiccò in carcere

10) Arnfinn Nesset, in Norvegia detiene il macabro primato del serial killer più prolifico.

Anche lui infermiere, ad oggi il serial killer più prolifico della storia della Norvegia. Dal 1977 al 1980 avrebbe ucciso oltre 100 persone. 138 gli omicidi da lui confessati, ma nelle varie versioni fornite alla polizia sostenne di non ricordare esattamente quante fossero le persone da lui uccise. Infermiere presso una casa di riposo di Orkdal, uccideva con il curacito, un farmaco derivato dal curaro. Nel 1983 era stato condannato a 21 anni di carcere, la massima pena in Norvegia. Dal 2004 è uscito dal carcere, e ora sembra viva in una località segreta sotto falso nome.Anche lui infermiere, ad oggi il serial killer più prolifico della storia della Norvegia. Dal 1977 al 1980 avrebbe ucciso oltre 100 persone. 138 gli omicidi da lui confessati, ma nelle varie versioni fornite alla polizia sostenne di non ricordare esattamente quante fossero le persone da lui uccise. Infermiere presso una casa di riposo di Orkdal, uccideva con il curacito, un farmaco derivato dal curaro. Nel 1983 era stato condannato a 21 anni di carcere, la massima pena in Norvegia. Dal 2004 è uscito dal carcere, e ora sembra viva in una località segreta sotto falso nome.

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  • 10) Arnfinn-Nesset10) Arnfinn-Nesset
  • 9) harold shipman
  • 7) charles cullen
  • 4) angelo stazzi
  • 3) sonya caleffi
  • 2) daniela poggiali
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