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Terremoto, come si costruisce per non far crollare: serbatoio sul tetto…

Terremoto, come si costruisce per non far crollare: serbatoio sul tetto...

Terremoto, come si costruisce per non far crollare: serbatoio sul tetto…

 

ROMA – Un serbatoio sul tetto di un palazzo può fare la differenza durante un terremoto: sono alcuni accorgimenti per fare in modo che in caso di scossa l’edificio non crolli.

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La tecnica si chiama “seismic retrofit”, ossia un adeguamento antisismico che si può applicare ad edifici già costruiti. Un sistema nel quale gli ingegneri italiani sono all’avanguardia a livello mondiale ma, e suona come una tragica beffa, è anche un sistema quasi mai applicato nel nostro Paese. Ecco alcune tecniche, spiegate dall’infografica pubblicata da La Stampa:

Rafforzamento globale, per esempio con l’aggiunta di controventi o nuovi muri portanti.

Aumento della resistenza degli elementi strutturali.

Eliminazione di connessioni rigide tra edifici per permettere che le singole parti oscillino liberamente durante un sisma.

Sistemi di isolamento per disaccoppiare la struttura dell’edificio dal terreno.

Indebolimento selettivo, ad esempio facilitando la rottura dei punti di contatto tra le due ali di un edificio a forma di L, che non può oscillare liberamente.

Slosh tank: ossia un serbatoio di liquido viscoso collocato ad un piano alto che oscilla contrastando il periodo di risonanza dell’edificio.

Aggiunta di elementi di supporto strutturale o rinforzo: puntelli, archi di legno, colonne di acciaio o cemento armato che avvolgono esternamente l’edificio in una gabbia.

Tendini di acciaio ad alta resistenza.

Smorzatori o dissipatori sismici che assorbono l’energia e la convertono in calore.

Isolatori alla base: tecnica utilizzabile per edifici nuovi ma anche esistenti.

 

 

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