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Entrare a Medicina, 1 su 8 ce la fa: test d’ingresso al via, flash mob dell’Udu

Il flash mob dell’Udu (Foto Ansa)

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  • Protesta Udu contro il numero chiuso alla Sapienza di Roma 04
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ROMA – Iniziano il 4 settembre i test d’ingresso per le facoltà di Medicina e Odontoiatria. In 77 mila aspiranti medici affrontano il test per ottenere uno dei circa 11mila posti disponibili. Solo 1 candidato su 8 riuscirà ad iscriversi. E proprio contro il numero chiuso, sbarramento per tanti volenterosi, si schiera il Codacons, che ha chiesto il libero accesso alle università al premier Mario Monti e al ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. Contro il test anche i primari italiani, tra cui Giuseppe Remuzzi, che non lo ritengono adeguato per valutare le capacità dei candidati. L’Udu, sindacato degli studenti, ha dato vita ad un flash mob davanti agli atenei italiani per protestare contro il numero chiuso.

TEST E DATE – Il 4 settembre è la volta di Medicina ed Odontoiatria, poi il 5 settembre arriverà lo stesso test, ma per gli aspiranti medici che vogliono seguire un corso di laurea in inglese. I posti disponibili sono 10.173 per i futuri medici e 900 per i futuri odontoiatri.

Il 6 settembre affronteranno il test gli aspiranti architetti. Anche per loro il numero chiuso sarà uno sbarramento alla carriera ed al sogno di diventare architetto. Il 10 settembre invece toccherà ai futuri veterinari. L’11 settembre sarà la volta dei test per le professioni sanitarie, tra cui infermieristica e tecnico radiologo.

Gli aspiranti medici dovranno rispondere a 80 domande a risposta multipla su argomenti di cultura generale: 40 di logica, 18 di biologia, 11 di chimica e 11 di fisica.

LE UNIVERSITA’ – Le domande arrivate alla Sapienza di Roma, il più grande ateneo d’Italia, sono state 6.833 per 997 posti disponibili. Un ragazzo su 7 potrà provare a diventare medico, con 873 posti a disposizione, o odontoiatra, per cui i posti sono 65. Altri 59 posti saranno riservati agli studenti stranieri extracomunitari.

Più competizione invece a Tor Vergata, altro ateneo romano, dove per i 260 posti disponibili tenteranno il test 2.700 aspiranti medici.

Alla Statale ed alla Bicocca di Milano i candidati sono 4.306 per 620 posti, dove sono donne il 61% degli iscritti.

I COSTI –  Il test rappresenta per gli atenei un buon affare. Il sito Skuola.net ha stimato che nelle casse delle università italiane entreranno circa 44,5 milioni di euro, per un costo in media di 55 euro a ragazzo. Ma ogni ateneo applica tariffe differenti per il test: a Padova, l’università più “economica”, la prova d’accesso costa 27 euro, mentre l’Università del Molise chiede ai suoi candidati 120 euro.

TEST ADEGUATO? - Anche quest’anno accademico comincia con un interrogativo, che arriva da medici ormai avviati: il test d’ingresso è adeguato per valutare le capacità degli aspiranti medici? Giuseppe Remuzzi, nefrologo italiano di fama internazionale, ritiene che le domande dei test non lo siano. Lui stesso ha svolto un test di prova, sbagliando 15 domande ed essendo così “bocciato”. Insomma se si fosse iscritto in questi anni, avrebbe dovuto rinunciare alla sua carriera (brillante) nella medicina.

Anche Adriano Redler, prorettore della Sapienza e preside di Medicina e Odontoiatria, ha sottolineato: “Da tempo la Conferenza dei presidi delle facoltà di Medicina e chirurgia chiede che si modifichi la modalità dell’esame, introducendo una prova unica per gli atenei pubblici e privati da fare lo stesso giorno (Cattolica, San Raffaele di Milano e Campus di Roma hanno già sostenuto per conto loro le prove, ndr), che ci sia la possibilità di valutare anche il percorso scolastico dei candidati e che, come avviene in alcune facoltà private, siano previsti colloqui psicoattitudinali”.

I colloqui, anche secondo altri primari e medici italiani che si sono schierati sul web con Remuzzi, sono fondamentali epr valutare il candidato: un buon medico infatti non si valuta solo da quanto apprende, ma anche dalla sua capacità di trattare il paziente come persona e non solo come malato.

NUMERO CHIUSO – Il numero chiuso è poi fonte di forti polemiche. Gli studenti lo ritengono ingiusto ed inutile, per questo motivo l’Udu, sindacato universitario degli studenti, ha organizzato un flash mob negli atenei italiani, proprio fuori le aule dove si svolgono i test di Medicina.

In una nota l’Udu ha dichiarato: “L’Udu, che da sempre si batte contro il numero chiuso, stamattina farà un’azione dimostrativa in tutta Italia per manifestare il completo dissenso a questo sistema di sbarramento all’accesso al mondo dell’università. Oggi migliaia di studenti affronteranno i test d’ingresso e solo 1 su 8 potrà realizzare la propria aspirazione. Non solo non saranno liberi di poter scegliere il loro futuro, per giunta dovranno sostenere una prova che da anni si mostra fallace sia nel metodo che nei contenuti”. Nel contempo, l’ Unione si impegna ”a supportare gli studenti attraverso il vademecum che spiega in sintesi come si svolgerà la prova, come evitare errori nel test e cosa fare in caso di riscontrate irregolarità”. E ad accompagnarli verso eventuali ricorsi.

Il Codacons invece attende il giudizio della Corte Costituzionale, che potrebbe definire il numero chiuso incostituzionale dopo la class action dei non ammessi presentata al Ministero dell’Istruzione. Marco Donzelli, presidente del Codacons, spiega: “Il numero chiuso all’università è assurdo e antistorico peraltro i test di ammissione, con domande magari di cultura generale, non selezionano certo quelli che saranno, ad esempio, i medici migliori. Non si capisce, poi, perché qualche ora di test dovrebbe valere più del voto conseguito alla maturità, dopo un percorso durato ben cinque anni di studio. Per migliorare la qualità della nostra sanità la selezione andrebbe fatta durante gli anni universitari, attraverso esami più selettivi e non certo con un test di un centinaio di domande da risolvere in qualche ora”.





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