Blitz quotidiano
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#Trivellatuasorella, incredibile slogan del comitato del sì

ROMA – #Trivellatuasorella. E se l’hashtag da solo non bastasse c’è anche il logo. Una donna carponi con dietro una trivella che sputa petrolio. La notizia, incredibile ma vero, è che c’è qualcuno che ha pagato per tutto questo, qualcuno che l’ha ideato, qualcuno che l’ha supervisionato. E logo e slogan sono diventati, solo per qualche ora, il simbolo della campagna per il “sì” al prossimo referendum sulle trivellazioni (sì è il voto contrario alla trivellazione).

E’ durato pochissimo. Perché sui social network hanno iniziato a piovere proteste di tutti i tipi contro hashtag e logo giudicati sessisti nella migliore delle ipotesi, oscene e volgari nella peggiore.

Be Shaped, l’agenzia che ha realizzato e messo su twitter il Logo, si è difesa con un lungo comunicato in cui Be Shaped si scusava spiegando di aver provveduto a cancellare un logo e una campagna che evidentemente “non sono stati compresi”:

«#trivellatuasorella è stato rimosso e ripubblicato perché non adeguatamente compreso, sembrava infastidire in maniera incisiva molte persone.
Non ci scusiamo per aver utilizzato un linguaggio troppo forte. Lo scopo era quello di dire: vogliono stuprare il nostro mare; è una violenza, non differentemente da quella che si può fare ad una persona. Lo stupro è una violazione: ti priva del bello, ti prova della capacità di condivisione e ti priva della capacità di godere».

«Noi non vogliamo rinunciare a godere del nostro mare, non vogliamo smettere di condividerlo con chi lo abita e lo rende vivo e meraviglioso.
Nessun sessimo quindi. È solo orribile, quanto lo è l’azione di distruggerlo sotto i nostri occhi.
Non si può combattere una violenza come questa con immagini belle, sarebbe come denunciare la guerra postanso foto di campi in fiore.
Noi diciamo NO allo stupro del mare e lo facciamo senza censure, come siamo abituati a fare».

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