foto notizie

Vladi, la formica vampiro intrappolata in una goccia di ambra 98 mln di anni fa

MEKONG – I ricercatori l’hanno chiamata Linguamyrmex Vladi, in onore del principe della Valacchia che ha ispirato decine e decine di storie horror e vampiri. Perfettamente conservata in una goccia di ambra che 98 milioni di anni fa che l’ha congelata nel preciso istante in cui stava per cibarsi della sua preda, c’è la formica vampiro. L’hanno trovata in Myanmar: mandibole implacabili e un corno di metallo sulla testa, l’antenata dei moderni imenotteri divenuti simbolo di laboriosità, farebbe rabbrividire anche Bran Stoker e i suoi succedanei.

Il team di studiosi guidati da Phillip Barden del New Jersey Institute of technology ha descritto l’inquietante fossile sulla rivista Systematic Enthomology. La formica Vladi si cibava del sangue, in particolare della emolinfa delle sue prede. Da qui il suo nome vampiresco. A finire nell’ultimo banchetto, intrappolata per milioni di anni insieme alla sua predatrice, è stata una larva di coleottero.

Ma Vladi, precisano gli entomologi, non è esattamente una antenata delle nostre formiche, perché si è estinta troppo presto. Sarebbe più corretto parlare di antiche cugine alla lontana. A differenza delle formiche odierne, che hanno le mandibole rivolte verso il basso e si chiudono come tenaglie, le formiche vampire erano di gran lunga più feroci: scattavano verso l’alto una volta che la preda entrava in contatto con i recettori, una specie di peluria, che le circondava. Quindi le fauci intrappolavano l’animale infilzato con l’apposito corno posto sul capo, formando una specie di imbuto che raccoglieva il sangue della preda.

Dalla scansione ai raggi X sembrerebbe che il pericoloso corno fosse rinforzato con metallo: calcio, zinco, manganese e ferro, forse rubato alle stesse prede. “Probabilmente il metallo serviva a mantenere il corno intatto per attutire i colpi penetranti della mandibola”, dice Vincent Perrichot all’Università di Rennes 1 in Francia.

To Top