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Water multiculturali per profughi che non sanno usare bagni

ROMA – “Water multiculturali” per i profughi che non sanno usare i bagni. Questo il titolo di un articolo di Claudio Cartaldo per Il Giornale. Non tutti i servizi igienici sono uguali. E non tutti sanno usare i classici water così come li conosciamo noi. Il flusso di profughi, infatti, ha sollevato problemi non solo da un punto di vista degli sbarchi o delle frontiere, ma anche al gabinetto sono sorte non poche difficoltà.

Il Giornale, racconta infatti che:

Quando sono stati costruiti i centri di accoglienza per rifugiati in Germania, infatti, i tedeschi si sono subito accorti che qualcosa non quadrava. I rifugiati non usavano quasi mai il bagno per fare i loro bisogni, ma tutte le altre parti della casa. Un disastro. Per questo in un primo momento, come scrive ilFrankfurter Allgemeine, si è cercato di educare i migranti all’uso della toilette. Poi, visti gli scarsi risultati, si è rivolto lo sguardo altrove. Si è pensato quindi di cambiare i bagni dei centri di accoglienza, rendendoli il più simile possibile alle latrine usate solitamente dai profughi.

Non solo. Gli immigrati, infatti, non sono abituati nemmeno ad usare la carta igienica. Di solito si lavano direttamente con l’acqua, usando la mano sinistra, quella sporca. Le “incomprensioni” sull’uso dei bagni hanno portato all’esasperazione i responsabili delle pulizie dei centri di accoglienza, che si sono rifiutati di pulire i servizi igienici se la situazione fosse andata avanti così. Gli immigrati, invece, hanno spesso preferito andare tra i cespugli a fare i loro bisogni.

"Water multiculturali" per i profughi che non sanno usare i bagni

“Water multiculturali” per i profughi che non sanno usare i bagni


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