Blitz quotidiano
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“Europa: crisi e Brexit colpa della austerità dei tedeschi”, parola di Romano Prodi

Crisi in Europa colpa dei tedeschi e della loro austerità: Romano Prodi, che fu il primo ministro che portò l’ Italia nell’ euro, non ha dubbi. Intervistato da Nando Santonastaso per il Mattino di Napoli ha detto, a proposito di Brexit, che, prima degli errori di Cameron

“è la politica europea dell’austerità tedesca che sta rovinando l’Ue”.

Romano Prodi commenta e elabora:

“Senza un salto in avanti, affidato anche a Renzi oltre che ad Hollande e alla Merkel, risalire non sarà facile”.

Romano Prodi, confessa di essere rimasto sorpreso come tanti dall’esito del referendum:

«È vero, non pensavo che la maggioranza degli inglesi votasse per l’uscita e non perché avevo qualche strumento di carattere demoscopico su cui avanzare delle previsioni. Molto più semplicemente mi sono fidato anch’io degli scommettitori che da giorni davano per certa la sconfitta della Brexit. È la cosa che mi stupisce forse di più perché in fondo, dovendo scegliere tra un sì e un no, non mi sembrava impossibile capire come sarebbe andata a finire». È sempre dello stesso avviso?
«Lo confermo, non è una tragedia. La Gran Bretagna paga l’errore di Cameron: per motivi puramente personali, per interessi esclusivamente elettorali, ha dato vita a un referendum che anche se avesse prevalso il Remain avrebbe comunque indebolito la posizione della Gran Bretagna a Bruxelles. Una scelta sbagliata che ha confuso gli elettori e mostrato chiaramente come fosse soltanto una mossa strategica per restare al governo britannico. L’insieme di questi elementi ha fatto sì che quello di ieri fosse un voto anti-Europa ma anche anti-Cameron».
Lei dice: non è una tragedia, la Brexit, ma come si salva a questo punto l’Unione europea?
«Dipende da come reagiamo: la condizione dell’Europa era penosa anche l’altro ieri, non solo dopo la Brexit. Il referendum ci mette con le spalle al muro e ci obbliga a decidere se fare un passo in avanti o rassegnarci alla disgregazione dell’Ue. Sotto quest’aspetto può essere uno choc salutare per il futuro dell’Unione».